a scomparsa del prezioso manoscritto di Saverio Mercadante dalla biblioteca del Conservatorio è solo la punta di un profondo iceberg, nascosto perché sfugge spesso alla cronaca di eventi straordinari, ma rappresentante, nella sua ordinaria emergenza, la condizione critica in cui versano molte istituzioni culturali napoletane. Il Conservatorio dovrebbe essere guardato a vista per il patrimonio che ospita. Con i suoi quasi centomila autografi è un gioiello unico al mondo, soprattutto come fonte insostituibile per la storia dell'Opera buffa napoletana del Settecento, sia per cogliere i caratteri specifici della biografia e delle opere dei grandi compositori, sia per ricostruirne gli intensi rapporti col mondo europeo in un'epoca in cui il cosmopolitismo illuminista penetra profondamente anche nella cultura musicale napoletana. Si tratta dunque di un patrimonio dal doppio valore: come giacimento culturale dotato di valenza finanziaria e commerciale di tutto rispetto; come centro di attrazione dei più importanti studiosi dell'Opera buffa soprattutto, e non solo. A questo si devono aggiungere le 300 mila copie di spartiti e partiture, libri, libretti e lettere autografe. Tutela e conservazione, anche attraverso un ordinamento dei fondi più attento e aggiornato, vigilanza straordinaria, cura particolare e professionalità da parte del personale dovrebbero costituire gli obiettivi di una buona amministrazione del patrimonio. La direttrice del Conservatorio si appella, quasi a liberarsi di qualsiasi responsabilità, all'anomalia dell'ente: il dualismo, cioè, tra l'attività didattica, scientifica e artistica, affidata alla direzione e la gestione dei beni mobili e immobili, affidata al consiglio d'amministrazione, attualmente commissariato. Intanto scompaiono pezzi importanti di questo patrimonio: e forse sappiamo assai di meno di quel che veramente succede. Accertato è invece il coinvolgimento del direttore De Caro nell'affaire Girolamini. In questa storia colpisce soprattutto l'assenza di trasparenza, l'impossibilità per il cittadino e l'utente di accertare la consistenza e l'inventario di un patrimonio inestimabile. Lo stesso De Caro ha affermato che «molti di quei testi non sono dei Girolamini», anche se ha dovuto ammettere l'indubbia gravità dei fatti. Ed è singolare che a un maestro come Roberto De Simone sia stata negata la consultazione di opere di Gesualdo da Venosa. Si parla poco invece della Biblioteca Nazionale. Eppure anche in questo caso l'esperienza quotidiana di studiosi e ricercatori induce a segnalare fatti altrettanto gravi rispetto a quelli che hanno coinvolto Conservatorio e Girolamini. La scomparsa di Cinquecentine e Secentine di valore inestimabile è dovuta a numerosi fattori: furti veri e propri; incuria, disordine nel rimettere a posto i libri dopo la consultazione; carenza di vigilanza nonostante il numero rispettabile di personale impegnato. A volte ci si trova di fronte a veri e propri sfregi: pagine strappate; cartine, stampe e incisioni, asportate dai libri e ben visibili incorniciate tra la merce di rigattieri, antiquari e commercianti senza scrupoli; scomparsa di tutte le copie di un volume, disponibili in biblioteca. Certo quanto denunciato si verifica anche per le funzioni della Biblioteca Nazionale, che sono cresciute a dismisura negli ultimi decenni. Prima era frequentata prevalentemente da studiosi e ricercatori per il formidabile patrimonio antico in essa presente. Da qualche tempo l'utenza si è molto diversificata fino a comprendere ragazzi delle medie superiori, che vengono a studiare nelle splendide sale della "Vittorio Emanuele", o tesisti alla ricerca di testi che non trovano altrove. In pratica la Biblioteca Nazionale svolge una funzione di supplenza di altre istituzioni culturali che potrebbero meglio rispondere ai bisogni degli studenti: soprattutto quelle biblioteche di quartiere assolutamente carenti nella nostra città. L'amministrazione comunale dovrebbe meglio curare questo aspetto decisivo delle funzioni urbane, piuttosto che addossare a istituzioni, come ad esempio la Biblioteca della Società napoletana di storia patria e la Nazionale, compiti che non sono confacenti alla loro storia e alla loro missione originaria.
NAPOLI - BIBLIOTECA NAZIONALE NEL MIRINO DEI LADRI
Il manoscritto di Saverio Mercadante è scomparso dalla biblioteca del Conservatorio di Napoli. Questo è solo un esempio di una serie di problemi che affliggono molte istituzioni culturali napoletane. Il Conservatorio è un patrimonio unico al mondo, con quasi centomila autografi, che rappresenta la storia dell'Opera buffa napoletana del Settecento. La direttrice del Conservatorio si appella all'anomalia dell'ente, con il dualismo tra attività didattica e gestione dei beni. Il direttore De Caro è coinvolto nell'affare Girolamini, e ci sono accuse di assenza di trasparenza e impossibilità per il cittadino di accertare la consistenza e l'inventario del patrimonio.
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