Maggio, l'ex sovrintendete continua a lavorare in teatro. Creando qualche imbarazzo L'UFFICIO del direttore artistico al teatro Comunale, non c'è che dire, è carino. Si capisce che ci si possa stare bene. Rimesso a nuovo dopo l'uscita di Paolo Arcà, l'ultimo direttore artistico del Maggio nominato come tale. Rimbiancato, cambiate le tende. Mutata anche la vita del teatro visto che è stato commissariato dal ministro Ornaghi e che venerdì primo febbraio è arrivato il commissario Francesco Bianchi. Ma tant'è. Come se niente fosse successo. In quell'ufficio si è insediata di testa sua l'ex sovrintendente Francesca Colombo, come testimonia chi dentro il teatro l'ha vista anche ieri. La comparsa di Colombo alla prima del Don Govanni, seguita da quella al concerto del Maggio dal Papa, sembrava una stranezza interpretabile, volendo, anche come un sofferto addio. E invece no. Era solo l'inizio dell'inedita frequentazione di Colombo con il teatro. Dove in non pochi pare si siano sentiti dire: «Ci rivedremo spesso». L'ex sovrintendente nell'ufficio che ha adottato riceve persone del suo staff, convoca riunioni, incontra il coordinatore artistico da lei nominato, Alberto Triola. Così racconta chi vede entrare e uscire le persone. Forse, azzardano alcuni in teatro, Colombo intende sostenere di essere in carica non più come sovrintendente ma come direttore artistico visto che prima di essere commissariata si era attribuito l'interim da direttore senza nominarne uno nuovo dopo Arcà. Chissà. Ma a parte che lo statuto del Maggio dice che il direttore artistico debba essere un musicista di chiara fama, Colombo non è mai stata nominata tale. La direzione era una delega che si era annessa alla carica di sovrintendente: caduta l'una cade anche il resto, come spiegano tutti gli esperti. La legge 367 del 1996 che trasforma i teatri pubblici in Fondazioni di diritto privato, come è appunto il Maggio, dice anche che il commissario sostituisce totalmente il cda e ha pieni poteri. Dunque semmai avrebbe dovuta nominarla Bianchi direttore artistico. Cosa che non ha fatto. Chissà se il commissario che ha famiglia a Firenze ma vive a Milano e per ora è venuto solo qualche giorno in teatro, sa bene cosa succede. Forse se ne stupisce. Anzi pare sia anche imbarazzato. Come, si dice, lo sia Palazzo Vecchio. Ma a parte gli imbarazzi per ora nessuno si muove, dice, dichiara, fa chiarezza. E in teatro ci si domanda a chi risponda Colombo, chi si assuma la responsabilità del suo stare nel teatro commissariato, che rapporti abbia con il commissario, con quale contratto lavori.