Si aggrava ogni giorno il degrado dell'immenso complesso sul colle di Fregionaia In salvo solo i chiostri e l'ex palazzina medici, sede della Fondazione Tobino LUCCA La stanza con le pareti dipinte, la camerata con i letti di ferro, l'enorme cucina con il tetto di vetro. E prima i chiostri, uno dietro l'altro. Quasi un labirinto, dove si affacciano porte, portoni, finestre, finestrelle. E s'intravedono scale. Che salgono al primo piano, dove s'intuiscono infiniti stanzoni, e scendono, verso lunghissimi porticati e altri saloni, dove s'immagina la "vita" là dentro quel labirinto popolato dai "matti" fino a 14 anni fa. Ecco Maggiano, o meglio quello che resta e si può visitare dell'ex ospedale psichiatrico che un tempo bastava chiamare con il nome del paese, senza aggiungere altro. Il gigante sul colle. Quello che si può visitare è soltanto una piccolissima parte dell'immenso complesso sul colle di Fregionaia, monastero lateranense dal 1200 (ma con origini nel 500) fino al 1770 e poi manicomio: un gigante composto da diversi edifici ed esteso, negli anni di massima espansione, su quasi 35 mila metri quadrati, più il grandissimo parco. Ci sono stati fino a 2000 ricoverati, e altrettanto era il personale. In degrado. Il gigante è di proprietà dell'Asl che lo ha messo in vendita da oltre dieci anni, ma finora nessuno l'ha comprato. L'ultima asta risale a marzo 2011, prezzo di base 12 milioni e 800mila euro. L'immensa costruzione si sta sbriciolando anno dopo anno. I muri sono ancora in piedi, ma non si sa per quanto. Qualcosa è già crollato, così agli edifici non ci si può avvicinare né tantomeno entrare perché sono pericolanti. L'ex palazzina medici. Dell'area messa in salvo una parte è composta dall'ex palazzina dei medici, dal 2010 diventata, dopo i restauri, la sede della Fondazione Tobino, intitolata al medico-scrittore che a Maggiano lavorò e visse per oltre 40 anni. Alla Fondazione l'azienda sanitaria ha dato in comodato circa 900 metri quadrati di superficie, di cui la palazzina fa parte insieme con il fabbricato antistante, ora in rifacimento e pronto entro l'anno. Le stanze di Tobino. Nell'ex palazzina è stato ricavato anche un percorso museale che prevede la visita, tra l'altro, delle stanze dove visse Tobino. Il museo continuerà nell'edificio oggi in ristrutturazione, dove saranno ospitate la biblioteca e vecchi strumenti del manicomio. I restauri sono stati finanziati per 1 milione e 300mila euro dal Ministero dei beni culturali con i fondi del Lotto e per 500mila euro da Regione e Asl 2. Visite guidate. C'è poi un'altra parte che la stessa Asl ha reso agibile e provvede a mantenere così da permetterne l'apertura al pubblico, attraverso le visite guidate organizzate dalla Fondazione. Questa parte comprende i tre chiostri il nucleo più antico del complesso - la chiesa e le cucine. Nelle stanze che si affacciano sui chiostri, al piano terreno, ci sono la sala ricreativa, con le pareti dipinte dai degenti, la sala radiologica e una camerata che in realtà erano in altre zone del manicomio e ai piani superiori. Il miracolo. Sopra è impossibile andare per problemi di sicurezza. L'Asl non ha soldi per il restauro. «Ci limitiamo informa l'ingegner Nicola Ceragioli, responsabile dell'area tecnica dell'azienda sanitaria a piccoli interventi. Ma non so quanto potremo durare perché andrebbero sistemati tutti i tetti». «È già tanto sottolinea Marco Natalizi, direttore della Fondazione che siano aperti questi spazi. E sarebbe un vero miracolo riuscire a tenerli in vita». Ultima chiamata. Le visite guidate, dunque, danno la possibilità di vedere qualcosa che in futuro, probabilmente, rimarrà solo nelle foto e sui libri. Un'ultima chiamata per essere testimoni diretti di ciò che sta scomparendo. L'itinerario prevede una visita esterna per vivere l'imponente architettura del complesso, il percorso dentro l'ex palazzina medici e, infine, il viaggio nei chiostri, nella chiesa e nelle cucine (giovedì pomeriggio e venerdì mattina su prenotazione, sabato 23 e 24 febbraio senza). Nei chiostri. Ed è un viaggio affascinante e carico di emozioni. A partire dal primo chiostro, con il pozzo del 1400 al centro e un vecchio carrettino per handicappati rimasto lì, sotto il portico: siamo dentro l'ospedale dei "matti", regno di emarginazione e sofferenze, urla e disperazione per secoli. Le antiche scale. Come sembra di vederli nella camerata, ricostruita con i letti di ferro, scarni e arrugginiti,e le scodelle apparecchiate sul tavolo: di "matti" ne sono passati a centinaia, in quei dormitori, e avevano pochi bagni, uno ogni cento. E poi le antiche scale, quelle percorse da Tobino per scendere nella divisione femminile e da lui narrate del libro omonimo: non sono accessibili, si vedono dalle vetrate di una porta. Ma tanto basta per immaginare, là sotto, altri volti sofferti e persi.