Nell'invito per l'incontro pubblico «Emergenza biblioteche: il caso toscano» che si tiene oggi dalle 9 all'Accademia delle Arti del Disegno (via Orsanmichele 4) a cura dell'Associazione italiana biblioteche (Aib) e di altre associazioni di bibliotecari e lettori è riprodotta una fotografia che ricorda il salvataggio dei libri alluvionati a Firenze nel 1966. Vicenda epica, che coinvolse tanti volontari, impegnati a pulire dal fango da migliaia di volumi. Oggi frequentare una biblioteca fiorentina può favorire la depressione: difficoltà di ogni genere per venire in possesso dei volumi, scarsità di personale, a volte anche sale fredde e poco accoglienti. E soprattutto l'impressione di ritrovarsi in un piccolo gruppo di «resistenti» della lettura e dello studio. Che le biblioteche siano in emergenza è ormai un dato di fatto non trascurabile, e la Toscana non fa eccezione. La Biblioteca universitaria nella Sapienza di Pisa è chiusa dal 29 maggio 2012 per un presunto danno strutturale causato dal terremoto; la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze è alle prese da anni con gravi problemi: carenza di personale, infiltrazioni d'acqua dal soffitto, migliaia di libri nei magazzini in attesa di catalogazione, condizioni di degrado dell'edificio; la Biblioteca della giunta regionale toscana a breve non avrà più un magazzino, e non si sa neppure se continuerà a esistere. Sono dati pesanti, per i quali gli organizzatori chiedono l'intervento dei candidati toscani alle elezioni, per far sentire la loro voce nel futuro Parlamento. Dati da Paese sottosviluppato, che si uniscono ad altri, sui quali sarebbe necessaria una riflessione di più lunga durata. In Italia si spende un miliardo e mezzo per l'acquisto di libri, ma ben ottanta miliardi per il gioco d'azzardo. Nelle graduatorie di acquisto di libri e giornali ci troviamo agli ultimi posti in Europa. Un solo esempio: si vendono oggi in Italia circa 5 milioni di copie di giornali, quasi come nel 1939, quando eravamo solo 45 milioni; e un milione sono quotidiani sportivi. Forse una nuova tragica emergenza, come quella del 1966, attirerebbe l'attenzione internazionale, ma l'emergenza del degrado quotidiano delle biblioteche non fa notizia in una popolazione che per il 90 non le frequenta. Dobbiamo chiedere con forza che la politica, e quella toscana in particolare, metta al centro la cultura e sostenga anche le biblioteche. Ma con forza ancora maggiore dobbiamo chiedere che la politica indichi la strada di un'inversione di tendenza nella formazione culturale dei cittadini, e soprattutto dei giovani.