La stampa Usa e la fragilità, della fabbrica e del Paese SESTO In prima pagina la foto di una lavoratrice che sembra disperata. Si tiene la testa con la mano, come se non ne potesse più. Sullo sfondo due immagini in bianco e nero: Sandro Pertini e un Silvio Berlusconi vestito da suora. In alto campeggia uno striscione che recita: «La Ginori siamo noi». Lo scatto è stato pubblicato ieri da due delle più importanti testate del mondo, New York Times e International Herald Tribune, che hanno dedicato un lungo articolo al fallimento della storica fabbrica ceramista di Sesto. I giornalisti americani hanno passato qualche giorno nella Piana per raccogliere tutte le informazioni possibili, per parlare con i cittadini, i cassaintegrati e i sindacalisti: «Ci sono leggi per salvare i Panda, ne facciano qualcuna per salvare noi», ha dichiarato una dipendente alla corrispondente del New York Times Elisabetta Povoledo. In due pagine i cronisti d'Oltreoceano hanno ripercorso minuziosamente tutta la vicenda che vede protagonista la Ginori, dai suoi albori alla debacle di gennaio, ovvero quando i giudici del tribunale di Firenze ne hanno dichiarato il fallimento. «Come sia possibile che una società fondata nel 1735, passata incolume per le varie rivoluzioni che hanno interessato l'industria, sia potuta arrivare alla bancarotta è un mistero», scrive l'inviata. Che pubblica un dato preoccupante: «L'Italia da qualche mese acquista il 60 per cento del vasellame in Cina». Questo significa che la Richard Ginori sta perdendo quote di mercato importanti in favore degli asiatici. Nel lungo articolo trovano spazio anche le dichiarazioni di William Robedee, capo dell'ufficio legale di Lenox («Ci impegniamo a investire nel marchio e a tenere la fabbrica a Sesto»), e del sindaco Gianassi («Il capitale straniero è il benvenuto, ma le teste e le mani di questa fabbrica devono essere toscane»). E dopo le troupe televisive e i taccuini di mezzo mondo tutti interessati a raccontare la storia pluricentenaria di una delle aziende manifatturiere più amate ieri alla portineria del palazzo comunale si è presentato anche un giornalista giapponese, Konishi Daisuke, caporedattore dell'agenzia stampa nipponica Kyodo News. Ricevuto con tutti gli onori del caso dal primo cittadino, Daisuke ha chiesto a Gianassi le ultime novità sull'azienda di porcellane e quale possa essere il suo futuro. «In Giappone siete molto noti, perchè rappresentate l'essenza del Made in Italy», ha detto il giornalista facendo riferimento anche alla compartecipata Ginori di Tokyo che continua a lavorare e a incassare cifre altissime. Dopo un'ora di chiacchierata, Konishi, accompagnato da un traduttore, ha voluto fare un giro della città per raccogliere gli umori, le impressioni e le polemiche dei sestesi. Poi, prima di tornare a Roma, si è diretto verso la fabbrica per parlare con alcuni lavoratori, in presidio davanti ai cancelli. Intanto la Rai ha terminato il montaggio del documentario sulla Richard Ginori girato due settimane fa a Sesto: andrà in onda il 15 febbraio sul canale Educational e poi a rotazione su Rai Storia. Insomma, dagli Stati Uniti al Giappone, passando per casa nostra, i media tifano Richard Ginori. Antonio Passanese
Ginori, ovvero l'Italia Così ci vedono all'estero
La stampa Usa ha pubblicato un articolo sulla bancarotta della Richard Ginori, una fabbrica ceramista di Sesto. I giornalisti americani hanno visitato la città e hanno parlato con i cittadini, i cassintegrati e i sindacalisti. L'articolo descrive la storia della fabbrica, che risale al 1735, e la sua declinazione negli ultimi mesi. La fabbrica sta perdendo quote di mercato in favore delle aziende cinesi. I media internazionali, tra cui la Rai, hanno mostrato interesse per la storia della Ginori. Un giornalista giapponese, Konishi Daisuke, ha anche visitato la città per parlare con il sindaco e i lavoratori. La Rai sta per trasmettere un documentario sulla Ginori.
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