In piena campagna elettorale, il Piano strategico metropolitano cerca di fare oggi un primo complessivo lavoro di sintesi nella progettazione della Bologna futura. Sede quella del Forum odierno nella quale, a parer mio, non si potrà non ragionare in ambito non solamente bolognese, ma anche regionale. È di questi giorni il risultato della negoziazione tra Commissione europea e Stati membri, a proposito dei fondi strutturali per il periodo 2014-2020: il programma dei finanziamenti europei è un appuntamento di notevole rilievo a proposito del quanto e del come le Regioni potranno investire per favorire e sostenere le strategie di crescita. Nelle strategie della conoscenza, le industrie culturali e creative non possono non occupare una collocazione, per dir così, primaria; ha ragione Pier Luigi Sacco quando scrive che «uno sviluppo che non tenga conto dei temi della produzione culturale, dell'imprenditorialità creativa e della partecipazione attiva dei cittadini, finisce oggi per essere velleitario». A questo proposito Bologna e l'Emilia Romagna devono utilizzare il 2013 per una revisione profonda del loro modo di essere in materia di cultura e creatività: fare rete, come si dice, interagire e procedere insieme. Si pensi al sistema musicale regionale, al sistema museale di Bologna, alla possibilità fin oggi non realizzata della costituzione di veri e propri distretti culturali. Viene fatto di pensare, ancora una volta, allo stato di quiescenza della Manifattura delle Arti in via Azzo Gardino, all'ipotesi di un distretto culturale del Meloncello in cui Villa delle Rose, il Museo della Tappezzeria, il Teatro delle Celebrazioni, la Biblioteca di quartiere Oriano Tassinari Clò e quella di Casa Borelli, realtà culturali che vivono come monadi separati, diventano un insieme sistemico. Un'occasione straordinaria profondamente radicata è di contro la rete museale della nostra città, formata come si sa dalla costituzione recente della Fondazione Museale pubblica e dalla rete museale cui ha dato vita la Fondazione Carisbo attorno al Genus Bononiae. I centri storici cittadini sono di solito il luogo delle reti museali. «La sfida per i distretti museali consiste nel creare una nuova unità più ampia e sistematica che va al di là di una semplice somma delle unità originarie» (Walter Santantagata, 2007). Questo è il fine che la recente istituzione della Fondazione Museale di Bologna vuole perseguire. Il programma dei finanziamenti europei alla cultura e la ricerca per il periodo 2014-2020 può costituire un'opportunità straordinaria per Bologna e forse per lo stesso Piano strategico, che deve saperla cogliere, certo non deve mancare al tempo stesso la capacità di reperire finanziamenti privati. Assai utile peraltro sarebbe istituire una cabina di regia che coordini l'azione regionale: ricerca e cultura sono concetti profondamente connessi ed essenziali per la realizzazione del Piano. È una considerazione ormai ampiamente diffusa che il patrimonio culturale costituisce una risorsa per lo sviluppo economico; la recente realizzazione degli Stati Generali della cultura a Roma, ha dato diritto di cittadinanza, nel lessico, alle industrie culturali e ricreative, molto meno o quasi per nulla nell'agenda delle politiche. Non so chi abbia ispirato la parte culturale delle agende elettorali: il silenzio sui fatti della cultura è totale. In sede locale è importante comprendere come agire efficacemente su un fronte quanto mai più decisivo in termini di scelte strategiche: ricerca e cultura, in definitiva, sono due concezioni profondamente congiunte per il futuro di Bologna.