Il Consiglio di Stato boccia il ricorso. «Modifiche compatibili con il piano» BOLZANO Semaforo verde dal Consiglio di Stato alla demolizione della Cantina sociale di Gries, al posto della quale sorgerà un grosso complesso edilizio, I giudici di Roma hanno bocciato definitivamente il ricorso del consigliere comunale Rudy Benedikter e dell'associazione protezionistica «Heimatpflege»: la modifica alla scheda 51 della tutela degli insiemi, che consente la demolizione e la ricostruzione della Cantina, non è dunque in contrasto con il piano di tutela. «Un precedente pericoloso» si allarma Benedikter, mentre l'assessora Chiara Pasquali parla di «sentenza attesa». La trasformazione della storica Cantina sociale di piazza Gries da tempo è al centro di una battaglia prima politica e poi legale. L'operazione nasce da un accordo tra la Cantina e una immobiliare (la Rauchbau). L'idea è quella di finanziare il trasloco nella nuova sede operativa a San Maurizio con la trasformazione del vecchio sito in un imponente complesso residenziale. Il progetto (firmato da Boris Podrecca con la collaborazione di Fabio Rossa, Andrea Saccani, Peter Plattner e Carlo Bassetti) prevede 30.000 metri cubi suddivisi in sette palazzine, per un totale di circa 100 appartamenti e 200 box interrati. Un intelligente riqualificazione secondo i promotori, una colata di cemento che seppellirà la vecchia Gries per i detrattori. Di qui il ricorso sollevato da Benedikter e da Peter Ortner (Heimatpflege) al Tar. tecnicamente, viene impugnata la modifica alla scheda 51 della tutela degli insiemi, decisiva per consentire l'operazione. «In caso di trasferimento della Cantina si legge , la preesistenza edilizia può essere trasformata a condizione che la configurazione venga adeguata con particolare attenzione all'intorno edificato e mantenendo quegli spazi-elementi caratterizzanti ed identitari della tradizione vitivinicola del sito». Per Benedikter tale modifica sarebbe in contrasto con il piano di tutela. Ma i giudici di Roma, confermando la sentenza di primo grado del Tar bolzanino, rigettano il ricorso: il piano in questione infatti «mira a tutelare gli insiemi e non già i singoli edifici», e la giunta provinciale risulta avere «sufficientemente indicato le ragioni per le quali ha ritenuto di modificare la prescrizione». Non si trattava comunque di lite temeraria, come dimostra la compensazione integrale delle spese stabilita dai giudici. Benedikter è preoccupato. «La sentenza è un colpo basso allo strumento generale della tutela degli insiemi, che ne esce ridimensionata». Non è d'accordo l'assessora Pasquali: «La tutela degli insiemi non è di natura vincolistica, ma prestazionale e qualitativa. Altrimenti sarebbe un "doppione" di quella sancita dalle Belle arti. Per questo mi aspettavo una sentenza del genere». Contro il progetto ora rimane in piedi solo il ricorso dei confinanti (Trafojer più altri) legato alla presunta violazione delle distanze. Bocciata in primo grado dal Tar, l'azione ha forse più chance al Consiglio di Stato dopo la recente sentenza della Corte costituzionale sul tema.