Renzo Gubert Docente di Sociologia delle comunità locali all'Università di Trento, già assessore all'Urbanistica del Comprensorio di Primiero e già membro della Commissione urbanistica provinciale Caro direttore, lodevolmente il Corriere del Trentino dà spazio al dibattito sul progetto relativo alla Malga Fosse, nei pressi di Passo Rolle; da ultimo l'intervento di Alberto Winterle, presidente dell'Ordine degli architetti della provincia di Trento, che difende il progetto vincitore del concorso. L'argomentazione principale è in negativo: a nuove funzioni devono corrispondere nuove forme; le forme tradizionali sono adatte solo a funzioni tradizionali, casa, fienile e stalla. Il riproporre le forme tradizionali per funzioni nuove equivale a fare un «falso». Due gli elementi poco convincenti: non è vero che nuove funzioni esigano di necessità nuove forme e non è vero che le nuove forme non possano porsi in rapporto positivo, dunque non di rottura, con la tradizione. Di alberghi è pieno l'arco alpino; le parti di questo più gradevoli sono quelle che hanno mantenuto le forme tradizionali di edilizia, dalla Svizzera all'Austria alla Baviera. In casa nostra basti confrontare Marilleva o lo scempio del Tonale con San Martino di Castrozza; su scala più ampia le stazioni d'alta quota francesi e le stazioni turistiche del Tirolo. A Primiero, per l'edilizia industriale-artigianale, basta confrontare, nello stesso comune di Tonadico, la zona industriale lungo la statale del Rolle, tra Tonadico e Siror, e la zona artigianale lungo il Canali. Quest'ultima adatta la forma tradizionale alla nuova funzione in modo gradevole; la prima no. Quali sarebbero poi le nuove funzioni a Malga Fosse incompatibili con le forme tradizionali? Certamente l'architettura ha l'ambizione dell'innovazione, anche nelle forme. Ma, a differenza di un quadro che il pittore può dipingere come crede, anche se si rende incomprensibile, una costruzione è un intervento nel paesaggio di tutti. Non è che per caso diventi allora importante mettersi in rapporto con la comunità nel cui territorio la costruzione viene inserita? Dico della comunità, non di qualche esponente, in un'architettura partecipata. Perché l'architetto e pochi «esperti» debbono poter imporre una forma sgradita alla comunità, in conflitto evidente con il paesaggio e con le forme tradizionali? Cosa sono quei tre parallelepipedi scuri? quali significati evocano? Le tre cime del gruppo del Sass Maor come si vedono da Primiero, più di venti chilometri più a sud? Malga Fosse era parte del patrimonio del Priorato di San Martino, istituto con una lunga storia. Possibile che l'edificio rurale più significativo rimasto, la malga Fosse, sia ridotto a quell'informe insieme di parallelepipedi? Il presidente dell'Ordine degli architetti non può trascurare l'impatto dei segni costruiti sul territorio con il sentimento di identità di una popolazione che su quel territorio vive. Un'ultima nota: a Primiero ho visto costruzioni progettate da architetti con forme nuove, senza le «ali» protettrici del tetto; dopo non molti anni, spese di rifacimento e infine la costruzione di un tetto con l'ala. Il progetto di Malga Fosse appare senza tetto con ala. Non è per caso che l'architetto privilegi la sua estetica sulla funzionalità? Forse gli ingegneri hanno i piedi più per terra e senso pratico.
Trentino. Innovare rispettando la comunità
Il Corriere del Trentino ha pubblicato un articolo sul progetto della Malga Fosse a Passo Rolle, in cui l'architetto Renzo Gubert ha espresso le sue preoccupazioni riguardo alle forme tradizionali dell'edificio. Gubert sostiene che le forme tradizionali sono adatte solo a funzioni tradizionali, come la casa, il fienile e la stalla, e che riproporre queste forme per funzioni nuove equivale a fare un falso. Inoltre, Gubert sostiene che l'architettura deve essere in rapporto positivo con la tradizione e che le nuove funzioni non devono essere incompatibili con le forme tradizionali.
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