Opinioni a confronto sul destino della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Il restauro sembra ormai improrogabile. Ma come intervenire su uno spazio che, dopo le bombe del '43, è per molti divenuto il luogo deputato a conservare la memoria della guerra? Il problema sembra essere più filosofico che tecnico. Riportare tutto ai fasti d'origine o rispettare i segni della storia? Se n'è parlato ieri al convegno di Palazzo Reale dove, alla presenza di Carla Di Francesco (Direttore regionale per i Beni culturali della Lombardia), Caterina Bon Valsassina (Direttore dell'Istituto centrale per il restauro) e Alessandra Mottola Morfino (Direttore centrale assessorato Cultura del Comune), gli esperti hanno prospettato ogni soluzione possibile sul recupero della struttura piermariniana, esponendo i risultati del cantiere-studio aperto lo scorso gennaio. Davanti alle diverse ipotesi presentate, uno spirito creativo come Arnaldo Pomodoro, non ha dubbi: «Le cariatidi sono molto più belle adesso di com'erano prima! - dichiara - E il ballatoio, nella sala, non si deve rifare. Già non sopporto nemmeno gli specchi. L'intervento dovrà essere delicatissimo!». Poi ricorda: «Provai un'emozione fortissima in questo salone, nel '53, davanti alla tragica "Guernica" esposta da Picasso, e fu proprio allora che decisi di trasferirmi a Milano». Memorie e sentimenti da una parte. Dall'altra però anche la necessità evidente di restaurare e conservare. «Sono contentissimo che sia stata presa la decisione di intervenire - afferma il neoassessore alla Cultura, Stefano Zecchi - e vorrei che il restauro non fosse troppo tollerante di ciò che è stato un disastro, ma certo non vorrei nemmeno che riuscisse kitsch. Ci vuole coraggio - continua il docente di Estetica - ma abbiamo diritto di ritrovare il senso del passato attraverso la restituzione di una dignità perduta. Dobbiamo avere la volontà di trasmettere gusto e bellezza a chi verrà dopo».