LA MIGLIOR strategia per uscire dalla crisi, prima che questa si cristallizzi e diventi per le persone un modo di vita consolidato, è fare al meglio quello che si sa fare meglio. In Liguria, con Genova capofila, cominciare a far turismo in modo nuovo può essere la exit strategy dai guai. Perché per ora, insieme al porto, il turismo è l'unico settore che possa creare occupazione immediata. Nella regione, di questo tipo di accoglienza, vivono circa 75 mila addetti. L'impatto economico complessivo generato dalle spese sostenute dai turisti che soggiornano sul territorio ligure è stato stimato dall'Osservatorio turistico regionale, su dati 2011, in circa 5,2 miliardi di euro, legati per il 30,2 ai consumi dei turisti che alloggiano nelle strutture ricettivee per il restante 69,8 a quelli dei vacanzieri delle seconde case. Numeri erosi, per il 2012, dalle difficoltà economiche delle famiglie. Nel complesso, la spesa media sostenuta per la vacanza si era fermata per gli italiani a 53 euro per il viaggio; 44 al giorno per l'alloggio; 76 al giorno per i pacchetti tutto compreso e 63 per gli extra. Gli stranieri, nello scorporo dei dati, spendono invece in media 231 euro per il viaggio, 43 per l'alloggio e 96 al giorno per i pacchetti all inclusive e 73 per gli extra. Tutti dati in diminuzione rispetto al passato, ma tant'è. Ora su queste basi di partenza bisogna saper reinventare una politica di crescita. Innanzitutto di offerta, in termini di prezzi e di attrattive. "Choosy" o no, il turismo è da sempre propulsore di assunzioni a poco tempo e a pochi soldi. Ma il turismo va incoraggiato, con iniziative forti e soprattutto sostenibili. L'arte, in Italia, contempla entrambi gli aggettivi. Ed il settore, che potrebbe portare non solo nuova occupazione "utile", ma saldi attivi ai conti dello Stato, rimane relegato in una posizione di sostanziale bassa incidenza e di pochissima importanza. Leggere i numeri aiuta. (segue dalla prima di economia) IN ITALIA disponiamo di 4739 musei (e istituzioni similari), circa 5700 beni immobili archeologici vincolati, 46 mila beni architettonici vincolati, oltre 62mila archivi, più di 12 mila biblioteche. E che richiamano. Il Ministero per i beni e le attività culturali affida questo universo di cultura ha meno di 20 mila dipendenti, con un'età media di 51 anni. Tra questi si contano meno di 350 archeologi, circa 280 restauratori, circa 500 storici dell'arte. Nella media 1000 dipendenti per regione, molti dei quali con il "manuale Fornero" in mano a far i conti con la possibilità di andare in pensione. Nella realtà regioni come la Liguria hanno pochissimo personale addetto ai tesori dell'arte. In sostanza - su base nazionale - un totale di addetti al patrimonio artistico più ricco del mondo che se la gioca con la somma delle sole Guardie Forestali di sole due o tre regioni. Essere choosy lo si deve dove non c'è altro da fare. Ma in Italia posti di lavoro importanti nel campo dei beni culturali ce ne sarebbero moltissimi. E non (o non solo) da statali. Avrebbero un effetto volano e di trascinamento sul richiamo turistico di valore inestimabile. Infine la nautica. La Liguria, che ospita il 14 dei posti barca italiani e in un anno ha visto diminuire del 28 gli ormeggi stanziali e de132 gli ormeggi in transito, la perdita dei posti di lavoro a farsi sentire. L'Osservatorio ha comunicato che, a livello nazionale la filiera turistico-nautica ha segnato un decremento medio del 33. Per quel che riguarda i transitie che nelle prime quattro regioni per numero di posti barca la media peggiora e si è attestata sul - 48. Se ogni 3,8-4 barche si crea un posto di lavoro nella filiera dei servizi e della manutenzione, quali possono essere le strategie di richiamo? Possono essere collegate al turismo d'arte? Possono essere collegate a nuove idee, convenzioni, richiami di convenienza?