Uno studio delle università di Firenze e Ferrara stabilisce che il 75 degli abitanti ha il Dna identico agli antenati LE nuove frontiere della storia La ricerca ha indivuato in Casentino altri discendenti autentici dell'antico popolo che abitava in Toscana di Elisabetta Arrighi Verrebbe da dire: «Ma che bella faccia da etrusco hai!» E aprostofando in questo modo un abitante di Volterra o di qualche paese arrampicato nel Casentino, si dice la pura verità. Perchè gli Etruschi, quelli "veri", abitano proprio in questi due luoghi. Sul colle fortificato che domina la Val di Cecina e le terre argillose che trasformano il panorama in mille sfumature color ocra, si trovano ancora discendenti autentici degli Etruschi, fino a trent'anni fa un popolo misterioso, ed oggi sempre più conosciuti, sempre più vicini a noi che continuiamo ad abitare le terre dell'antica Etruria. Uno studio italiano pubblicato ieri sulla rivista "Plos One" afferma infatti che a Volterra e nel Casentino ancora oggi risiedono persone che hanno un Dna praticamente identico a quello degli Etruschi di 2500 anni fa. Una verità scientifica che non si ritrova, invece, in altre zone della Toscana, dove le discendenze familiari derivano da immigrati in epoche molte più recenti di quelle etrusche. Lo studio è stato coordinato da Guido Barbujani, genetista e professore all'Università di Ferrara, che ha lavorato insieme a David Caramelli, professore associato di antropologia nell'ateneo di Firenze, e agli esperti dell'Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Milano, fra cui il ricercatore Ermanno Rizzi. Lo studio attuale, come ha spiegato Barbujani, deriva da una precedente ricerca avviata nel 2004 ed effettuata su piccola scala: «Gli studi - dice il genetista - dissero allora che non c'erano relazioni fra i toscani di oggi e gli Etruschi di ieri». Senza "rubare" il mestiere agli archeologici, che effettuano le campagne di scavo e che da sotto gli strati terrosi adagiati dal trascorrere dei secoli tirano f uori reperti spesso di inestimabile valore storico e artistico, le ricerche sono andate avanti e negli ultimi due anni a Firenze i ricercatori che operano con il professor Caramelli sono riusciti a studiare un numero maggiore di reperti ossei. Reperti provenienti da vari luoghi, come Volterra, Casenovole (vicino a Casal di Pari nei pressi di Civitella), la Maremma toscana che sfuma in quella laziale, fino a Tarquinia, altre zone del Casentino. «Studiando queste ossa ed estraendo il Dna ci siamo accorti - prosegue il prof. Barbujani - che comunità di persone che vivono anche molto vicine possono essere molto lontane dal punto di vista genetico. E abbiamo così osservato che nel Dna dei toscani di oggi, seppure una minoranza, sopravvive l'eredità biologica degli Etruschi». Per far questo è stato necessario, ricorrendo per il confronto a Dna moderni già mappati, utilizzare nuove e sofisticate tecnologie impensabili fino a pochi anni fa. Una di queste tecniche è quella del "sequenziamento di nuova generazione" che ha permesso di recuperare informazioni genetiche da frammenti di Dna datato oltre duemila anni fa, e quindi degradato. Le analisi si sono concentrate sul Dna mitocondriale e da qui si è passati a milioni di simulazioni al computer per stabilire la sequenza genetica. Una sequenza attraverso la quale si è andati a ricostruire una specie di "albero genealogico". «Questi studi hanno permesso di stabilire che con tutta probabilità i casentinesi hanno il 99 di discendenza dagli Etruschi mentre a Volterra si parla del 75 di probabilità e di un 25 di discontinuità». La ricerca "racconta" anche che il confronto con Dna provenienti dall'Asia, dimostra che fra Anatolia e Italia ci sono state ondate migratorie avvenute migliaia di anni fa, in epoca preistorica, quindi alcun rapporto con la comparsa della civiltà etrusca nell'ottavo secolo avanti Cristo. Una tesi che smentisce la possibile origine orientale del popolo etrusco - ha sottolineato lo studioso ferrarese - ripresa alcuni anni fa da studi genetici che però si basavano solo su Dna moderni. Camminando per le strade antiche di Volterra sembra quasi di ascoltare il respiro del lucumone che scandisce il suono degli attrezzi utilizzati per la lavorazione dell'alabastro, la pietra tipica di questi luoghi. «Certo che ci sentiamo discendenti degli Etruschi, basta pensare alle nostre tradizioni, all'alabastro appunto. Per altre cose - racconta Piero Fiumi, uno dei custodi, grazie al padre, della storia secolare di Volterra - bisogna avere un po' di fantasia...» Ma poi, sorridendo, ricorda di come osservandosi in faccia l'un con l'altro, i volterrani scoprono talvolta tratti somatici molto simili a quelli delle figure scolpite sui coperchi dei seicento sarcofagi custoditi nel Museo Guarnacci. Come quello degli sposi, lei e lui che si guardano negli occhi in un gesto d'amore. «Ci sentiamo Etruschi per tradizione - prosegue Fiumi - siamo portatori di un messaggio storico. Ma anche le nostre facce lo dicono spesso. Penso a quando qualcuno parla di fascino etrusco, giovanotti o ragazze che siano. Capelli scuri e un atteggiamento un po' misterioso. E quando ero ragazzo, quando si diceva di uno che aveva il fascino etrusco, ci si riferiva - ride Fiumi - a chi aveva più successo con le donne!» «Ci teniamo a questa discendenza - conclude - Una discendenza da valorizzare, che dovrebbe fare diventare questa città patrimonio dell'Unesco». Un obiettivo al quale, sul colle di Volterra, si sta lavorando.
TOSCANA - Guardiamoci in faccia noi di Volterra siamo i veri figli degli Etruschi
Uno studio italiano ha scoperto che il 75% degli abitanti di Volterra e del Casentino ha il DNA identico a quello degli Etruschi di 2500 anni fa. Il genetista Guido Barbujani ha coordinato lo studio, che ha utilizzato nuove tecnologie per analizzare il DNA mitocondriale dei reperti ossei trovati in questi luoghi. I ricercatori hanno scoperto che le comunità di persone che vivono vicine possono essere molto lontane dal punto di vista genetico, e che il DNA dei toscani di oggi sopravvive l'eredità biologica degli Etruschi. Il studio ha anche scoperto che ci sono state ondate migratorie avvenute migliaia di anni fa tra Anatolia e Italia, e che il popolo etrusco non ha origine orientale.
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