Un writer senza nome ha disegnato il volto di Modigliani davanti a una delle porte d'ingresso del Mercato Centrale, uno dei pochi monumenti livornesi, che s'affaccia fiero sui Fossi medicei, sì proprio quelli della famosa leggenda che ispirò la ancor più celeberrima beffa. In quest'acqua melmosa Modì, furibondo dopo essere stato canzonato da un gruppo di suoi concittadini, avrebbe gettato le sculture di pietra serena, le «teste». È un omaggio solitario, il volto dipinto sul muro del Mercato, ma non è l'unico. Ogni tanto, come macchie d'improbabili fantasmi, sui muri decrepiti della città appaiono gli sguardi tristi di Modì. Icone che sembrano baci e carezze. Doni di una città che si dice, forse con stereotipata cattiveria, abbia maledetto Amedeo da vivo e lo abbia dimenticato da morto. Una settimana fa in città è arrivata una troupe di France 5, canale di stato francese, per girare un documentario su «Dedo» (nome da bambino del pittore) che sarà trasmesso in prima serata. La conduttrice del programma, Nathalie Bourdon, è rimasta sorpresa dall'indifferenza di Livorno. «Non mi sembra che ci sia la volontà di fare qualcosa d'importante per Amedeo Modigliani a Livorno ha detto e questa cosa è per noi inspiegabile. In Francia Modì è considerato un genio, come Monet e Van Gogh. Sappiamo molto di lui, poco di Livorno, la sua città». Ha proprio ragione Nathalie. Perché questa insostenibile leggerezza che Livorno continua ad avere nei confronti del suo artista più grande prosegue come una maledizione da quasi trent'anni. Dall'estate del 1984 non esiste progetto, idea, convegno d'interesse internazionale o mostra, dedicata a Modì. Il 1984 è stato l'anno delle teste. Una beffa clamorosa, mondiale, strabiliante che gettò un'ombra pesantissima sul mondo dei critici d'arte e aprì uno squarcio di verità creando una frattura epistemologica tra il prima e il dopo. Che occasione per Livorno «la provinciale» d'alzare il vergognoso velo di maya sui saccenti soloni! E invece l'allora establishment politico locale (le radici e la mentalità sono le stesse di quello di oggi) invece di aprire le braccia a quei quattro geniali ragazzi livornesi, quasi li osteggiò, cercando di screditarli invocando persino l'ideologia. Erano solo «ragazzi viziati, figli di papà». Alla fine ci rimise un giovane assessore alla Cultura (che probabilmente non aveva colpe), Claudio Frontera (Pci) e che anni dopo sarebbe diventato poi presidente della Provincia. Il contrario del latino promoveatur ut amoveatur. Ancora oggi le straordinarie tre teste della beffa sono tenute nascoste nei magazzini del Comune come se fossero i frutti di chissà quale vergogna. Eppure sarebbero una straordinaria attrazione, perché quella vicenda fu anche un capitolo di pedagogia, di scacco ai saccenti dell'arte, di storia. Potrebbero stare in un museo? «Certo che ci potrebbero stare spiega lo storico dell'arte Tomaso Montanari E allo stesso tempo le vorrei vedere all'ingresso di uno o più dipartimenti universitari di storia dell'Arte come esortazione all'umiltà e al senso critico». Il museo dove potrebbero essere esposte, le teste, non esiste ancora. Eppure una sede c'è già: via Roma 38, nel centro cittadino. È la casa natale di Modigliani, dimenticata per decenni, poi acquistata da due galleristi ed esperti d'arte, i fratelli Guastalla, e poi dimenticata ancora. Qui il grande Modigliani è nato (12 luglio 1884). E dopo i primi vagiti, come raccontano i biografi, fu messo nel lettone della mamma Eugenia Garsin accanto a un sacco di cose, gioielli, beni di un certo valore. Un gesto per salvare la famiglia allora in gravi ristrettezze economiche e, per le leggi di allora, l'unico modo di salvare i beni pignorati dall'ufficiale giudiziario era quello di depositarlo su un letto di una partoriente. Nelle cinque stanze del primo piano, Dedo ha imparato i primi rudimenti della pittura. E ogni angolo profuma di queste atmosfere uniche. Da qualche tempo i fratelli Guastalla hanno affidato la casa a una cooperativa e si organizzano visite guidate. Troppo poco. La casa, se ci fosse un progetto, potrebbe diventare un museo multimediale, i ricercatori della Scuola Sant'Anna che già collaborano con il Comune, potrebbero creare dipinti di Modì ad alta risoluzione e in tre dimensioni e il milione di crocieristi che ogni anno arrivano a Livorno avrebbero qualcosa da ammirare e condividere, persino hi-tech. E, statene certi, ammirerebbero quelle tre teste che oggi ammuffiscono nei magazzini municipali.