Egregio direttore, con l'ormai prossima apertura del Muse che avverrà il 27 luglio (come ho appreso dal Corriere del Trentino del 31 gennaio) si torna a parlare del turismo culturale e di quanto esso possa aiutare il nostro territorio. Da profana rilevo che è una ricchezza da sfruttare il più possibile. Il turismo culturale, non solo a Trento, è in continua crescita. Noi disponiamo di un patrimonio notevole che, fatto fruttare a dovere, può avere notevoli ricadute anche in termini economici. Mi lascia tuttavia perplessa vedere come facciamo ancora fatica a muoverci assieme. Trento, Rovereto e Bolzano, per giocare questa importante partita, dovrebbero creare un'offerta unica al fine di essere ancora più attrattivi sul mercato. Leggo che c'è la volontà di camminare in tale direzione ma non basta. C'è poi il grande dibattito inerente alle domeniche aperte. Tema che sarà sempre destinato a dividere, ma se vogliamo recuperare terreno e sfruttare il turismo culturale, ricchezza per Trento, dobbiamo prima o poi affrontarlo, sgomberando il campo da tutte le ideologie. Il Muse può dare la scossa, se non altro perché in ballo ci sono, come hanno detto gli esperti, 14 milioni di euro per avviare tutta la macchina. Non sono bruscolini. Tornare indietro non si può, gli amministratori devono dare il buon esempio e puntare forte su questa iniziativa. Lucia Santuari Gentile signora Santuari, non posso che darle ragione. Da anni, anche con i nostri editorialisti che hanno scritto molto al riguardo, ci battiamo per stimolare dialoghi e alleanze capaci di far fruttare al meglio il patrimonio locale, come lei giustamente chiede. Dobbiamo riconoscere che qualcosa è stato fatto (pensi alla card unica tra Trento e Rovereto, impensabile solo pochi anni fa), ma occorre andare oltre. Noi, pertanto, non molleremo la presa e insisteremo a sollecitare nuovi patti. Enrico Franco