Pariante (Portosalvo): «Sacrificati progetti migliori, il piano un bluff» NAPOLI Sono i comitati che hanno attirato l'attenzione degli ispettori dell'Unesco sullo sfacelo del centro storico di Napoli (Patrimonio dell'Umanità dal '95) e denunciano «oltre duecento chiese in rovina e chiuse» appello raccolto dai network nazionali ad avanzare dubbi sugli interventi per il recupero di piazze e monumenti approvati col Grande Progetto Unesco (l'ex Grande Progetto Centro Storico che fu congelato dal governatore Caldoro): poche decine solo per l'area napoletana, tra una ventina di chiese ed altri progetti sull'edilizia storica nel cuore dei Decumani, tra i quali è compresa la realizzazione di un caffè-terrazza al Duomo. Secondo Antonio Pariante del Comitato Portosalvo (che recentemente ha condotto il Corsera.it tra le «rovine» dei Decumani) «rispetto alle vere esigenze lamentate dal centro storico di Napoli, il programma e le risorse stabilite per gli interventi nell'area Unesco (100 milioni in tutto, ndr) tradiscono le aspettative di molti e non risolvono i problemi. La grave situazione in cui versa e rimane la quasi metà del patrimonio chiesastico napoletano ne è la prova. Le circa venti chiese che beneficeranno di questi restauri sono infatti il 10 di quegli edifici ecclesiastici che veramente necessitano di interventi urgenti nel solo perimetro dei Decumani. In più, eccetto la chiesa della Scorziata, di Santa Croce al Mercato e dei S.S. Cosma e Damiano tutte le altre chiese inserite nel programma di restauro sono aperte o fuori dall'area Unesco. È quindi venuta meno la possibilità di restaurare e di far riaprire altre importanti chiese come quella di Santa Maria di Betlemme; di Santa Maria della Sapienza; di Santa Maria di Portosalvo; di S. Biasiello alla Vicaria; di S. Maria Vertecoeli; della Disciplina della Croce; di Sant'Omobono dei Sartori; di S. Maria a Piazza; di S.Giuseppe delle Scalze; di Gesù e Maria; di S. Maria dell'Avvocata; di S. Domenico Soriano; di S. Demetrio Bonifacio; di S.Agostino degli Scalzi; S. Maria delle Grazie a Caponapoli; di S. Maria Medinaceli; di S. Aspreno ai Crociferi; dell'Immacolata a Pizzofalcone e di tante altre che meritavano più attenzione e più considerazione». Ed ancora: «Riteniamo che la spesa per "la terrazza sul Duomo" si poteva anche risparmiare e destinare ad altre chiese più bisognose. E che con quei 5 milioni che serviranno (anche,ndr) ad allestire il Gran Caffè sulla sede del Vescovado si potevano certamente recuperare altre due chiese, come Portosalvo, che hanno serie esigenze di restauro perché ci piove dentro». E conclude: «Unesco, Curia, Regione, Comune. che delusione, tutto da rifare». Il riferimento dunque è al caffè-terrazza al Duomo di Napoli realizzabile con i fondi europei, «con vista sulle chiese che stanno crollando», per dirla ancora con Pariante. E Pino de Stasio, consigliere municipale delegato al centro storico, aggiunge: «Mi pare abbastanza incompatibile un Caffé sul Duomo, su quello di Milano o di Firenze non c'è alcun Caffé. Mi chiedo anche se non vi siano vincoli paesaggistici. Intanto, prendere in gestione una chiesa sconsacrata appare piuttosto difficile tanto per la Municipalità quanto per numerose associazioni della zona». La Curia da tempo ha infatti messo a bando l'affido delle chiese abbandonate e procede, ma «difficoltà di vario genere e natura» hanno effettivamente scoraggiato importanti associazioni quali la Società Polifonica della Pietrasanta, Atlantide Ritrovata o Il Corpo di Napoli.