Il commissario Ue: «Progressi ma si rischia di perdere 2 miliardi» Il ministro per la Coesione riceve una delegazione di manifestanti POMPEI Il commissario europeo per le politiche regionali, l'austriaco Johannes Hahn, ha dichiarato di sentirsi «di casa a Pompei». Ha persino imparato ad apprezzare gli sforzi che sono stati profusi, in un anno, per avviare i cantieri relativi ai lavori di restauro di due Domus, la Casa dei Dioscuri e del Criptoportico, che precederanno gli altri interventi nella Casa di Sirico, del Marinaio e delle Pareti Rosse, per la prima tranche del Grande progetto Pompei, coofinanziato dall'Unione Europea e che impiegherà risorse per 105 milioni di euro. «Insomma ha avvertito non siamo al punto che occorre reinventare la ruota e ripartire da capo. No, ma è necessario proseguire con impegno lungo la strada intrapresa che ha consentito di recuperare il tempo perso sulla spesa dei fondi strutturali. Preserviamo la cultura, ma in questo modo diamo una grande mano all'economia del territorio. Il 2012 è stato, per le politiche di coesione, un annus mirabilis per l'Italia. Tuttavia, esiste ancora il rischio di perdere più di due miliardi». Il ministro per la coesione, Fabrizio Barca, ha confermato il rischio, sebbene abbia poi spiegato di affidarsi alla speranza di realizzare performance in linea con quanto registrato negli ultimi quindici mesi: «Il percorso è tutto in salita ha sostenuto poiché abbiamo davanti grossi volumi di spesa. Ma anche la necessità di accelerare le procedure, monitorare in misura stringente quanto abbiamo messo in campo: continueremo a inviare tecnici per i sopralluoghi e a sperimentare l'ottima collaborazione con il presidente della Campania, Caldoro. Per questi interventi su Pompei, poi, escluderemo per gli appalti la possibilità del massimo ribasso. Abbiamo aggiustato la ruota, per riprendere la felice espressione usata dal commissario Hahn. Avrei voluto trasformare il Dipartimento per le politiche di sviluppo in un'agenzia operativa, sul modello dell'agenzia delle entrate. Spero che con il prossimo governo tutto questo si faccia». Certo, Hahn ha parlato di annus mirabilis. Ha detto di non temere per il cronoprogramma che, con la scadenza del 2015, dovrebbe condurre a compimento tutti i cantieri per la messa in sicurezza degli Scavi di Pompei. Ma ha tenuto a precisare pure come «cinquanta anni fa qui era possibile visitare decine di sezioni archeologiche. Mentre ora è possibile accedere solo a cinque aree». Una riflessione che ha trovato la sovrintendente ai beni archeologici, Teresa Elena Cinquantaquattro, garbatamente in dissenso: «L'offerta ha commentato quest'ultima non si misura con il numero di domus aperte. Abbiamo tante cose da proporre, dalla necropoli ad altri luoghi. Il nostro sforzo è quello di ampliare l'offerta, ma occorre pensare a nuovi sistemi di fruizione. In due anni siamo intervenuti in 80 punti diversi per risolvere i problemi legati alle situazioni più gravi». Entro il 2013, ha assicurato Barca, verranno impegnati 50-60 milioni di euro in un «processo fortemente monitorato». La parte più ambiziosa resta quella che vedrà la messa in sicurezza delle tre Regiones più compromesse dal punto di vista del rischio idrogeologico, la VI, la VII e l'VIII, in pratica la metà della città scavata, con 15 milioni di euro. «Oggi si parli del futuro di Pompei, non delle inchieste». Il ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, ha voluto glissare sul clamore suscitato dalla indagine che ha portato all'emissione di alcune ordinanze di custodia cautelare e al coinvolgimento nell'inchiesta dell'ex commissario Marcello Fiori, indagato per abuso di ufficio in merito ai lavori eseguiti al Teatro Grande. Per Ornaghi, «Hahn ha detto che Pompei è un faro di speranza e io credo che lo sia per la Campania, per l'Italia e per l'Europa, oltre ogni pessimismo. Pompei è un progetto grande nelle sue finalità perché è una sorta di grande metafora dell'Europa: la grandezza della nostra cultura, ma anche la sua naturale vulnerabilita». Per il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, «ogni singolo passo del Grande progetto Pompei sarà pienamente e costantemente garantito in termini di trasparenza e legalità. Il tutto sotto il manto protettore della Prefettura di Napoli e della task force guidata dal prefetto Guida». Stefano Caldoro ha commentato compiaciuto come «abbiamo capito sin dall'inizio, con il ministro Fitto, che la soluzione migliore per Pompei era quella di puntare sul Grande Progetto, strumento che si prestava meglio per importo finanziario e omogeneità dell'azione messa in campo». La cerimonia negli Scavi è stata turbata dalla protesta dei restauratori della Fillea Cgil e dell'Associazione nazionale archeologi. Con loro anche i 14 lavoratori dell'Electa e Coopculture, le librerie degli Scavi che hanno chiesto di essere ascoltati per reclamare trasparenza e legalità negli appalti. Una delegazione di manifestanti è stata poi ricevuta dal ministro Barca. Mentre i sindacati hanno protestato per non essere stati invitati all'avvio dei due primi cantieri.