L' immagine che alla fine rimarrà nella memoria l'ha distillata il sindaco Adriano Paroli, al termine di quattro ore di convegno nell'auditorium di Santa Giulia. Quel che servirebbe al castello di Brescia ha detto il primo cittadino è semplicemente un castellano. Prima ancora di progetti, intuizioni o azzardi su cosa mettere sul vecchio caro colle Cidneo, il problema è individuare un soggetto che tiri le fila, che dia continuità alle iniziative, che offra una regia pluriennale capace di reggere se del caso anche al cambio del colore politico delle amministrazioni. Che veste potrà assumere questo castellano ancora non si sa: certo la formula riuscita al Grande, quella della Fondazione, incoraggia a esplorare questa soluzione. Ma non ci sono formule preconfezionate hanno spiegato tutti i relatori intervenuti ieri da calare dall'alto sul colle armato di Brescia. E dunque spazio alla fantasia e alla creatività, a seconda che lo strumento più valido sia individuato in un'associazione, una società di scopo, un'azienda o una sovrintendenza. Certo per un'amministrazione comunale che aveva posto in cima al suo programma la riscoperta e la valorizzazione del Cidneo, e che strada facendo s'è distratta con cubi bianchi, torri Tintoretto e sedi uniche degli uffici, il convegno di ieri è arrivato tardi, praticamente in zona Cesarini. Fosse stato fatto all'inizio anziché alla fine del quinquennio avrebbe offerto una mappa, una direzione di marcia. Invece così suona come testamento per l'amministrazione che verrà. Tuttavia questi anni non sono passati invano: hanno dato tempo alla commissione Berlucchi di raccogliere idee e di lavorare, hanno consentito al Comune di sperimentare singole iniziative ed eventi che hanno portato in castello centinaia di famiglie. Lo stesso sindaco ha tuttavia dovuto ammettere quel che ormai è sotto gli occhi di tutti: la necessità di una visione strategica, di una cornice organizzativa, di un quadro d'insieme. I problemi legati al Cidneo e alla sua funzione in città sono ormai evidenti: rompere la secolare separazione fra la fortezza e la città (l'ha ricordato, guarda caso, il soprintendente del Teatro Grande, Angelini), agevolare una pluralità di vie d'accesso «dolci» al castello e di funzioni «leggere» dentro le mura (Berlucchi), potenziare la vocazione del Cidneo come area dell'attività fisica e come palestra a cielo aperto (Casasco, in veste di presidente della Federazione medici sportivi). Gli inserti permanenti, l'ha chiarito il soprintendente Alberti, devono essere rispettosi dell'esistente, non invasivi, appropriati e misurati. Le Fondazioni private l'ha chiarito Alberto Folonari del Cab possono dare contributi, fungere a loro volta da fundraiser, elargire idee. Ma da sole non bastano. Resta, in cima a tutto, il problema di individuare il regista di questa grande avventura civile che Brescia assegna a se stessa per i prossimi dieci-quindici anni. C'è un «castellano» da trovare. Una sfida in più per chi guiderà la Loggia dopo il voto di maggio e giugno.