«Fede, cuore e coraggio Così si salva una chiesa» Restauri, la ricetta dei parroci che ce l'hanno fatta Ma non c'erano la crisi imperante, la secolarizzazione incombente, il disincanto galoppante, il materialismo trionfante? E, allora, com'è che, a Brescia, ancora riescono prodigi come la riesumazione dall'oblio di Santa Maria della Carità, la resurrezione a rinnovato splendore della collegiata dei santi Nazaro e Celso (con il polittico Averoldi di Tiziano), il salvataggio della parrocchiale di Folzano (con la pala del Tiepolo «San Silvestro battezza l'imperatore Costantino»)? Forse tocca davvero scomodare la categoria del miracolo, del sovrannaturale. O forse basta chiedere la ricetta ai parroci che, quei restauri, li hanno fatti calare dall'empireo dei sogni alla concretezza dei fatti. Dalla potenza all'atto, direbbe un seguace di san Tommaso d'Acquino. A voler restar nel lessico aristotelico, don Giuseppe Mensi, parroco di Folzano, non ha dubbi su quale sia stato il primo motore del recupero della settecentesca parrocchiale di San Silvestro: «La molla è la fede, l'attaccamento dei parrocchiani. Da questo punto di vista, Folzano è forse un luogo particolare. Qui siamo in millesettecento. Ci si sente ancora paese, anche se ormai inglobati dentro Brescia. In città, forse sarebbe stato tutto più complicato». Certo ha aiutato anche il fatto che la parrocchiale di San Silvestro fosse inserita nell'elenco dei contributi post terremoto gardesano del 2004. La Regione Lombardia ci ha messo 413 mila euro (124 mila, a dire il vero, devono ancora arrivare). La Cei ha promesso 225 mila euro (la metà dei quali già erogati), più 18 mila per restaurare l'organo. A questi si sono aggiunti 60 mila euro della Diocesi, 128 mila del Comune di Brescia, 20 mila della Fondazione comunità bresciana e 30 mila di A2A. In tutto fanno circa 900 mila euro. Ma il restauro è costato più di 2 milioni. «Il resto ce l'hanno messo i parrocchiani, con le offerte. In media, circa 100 mila euro l'anno da quando sono arrivato, a settembre 2008, una settimana prima che iniziassero i lavori. Per rimborsare il mutuo da 700 mila euro sborsiamo circa 50 mila euro l'anno e abbiamo attinto anche a un fido bancario». Insomma, serve una generosità di lungo periodo. Che, crisi o non crisi, a Folzano per ora non manca. Ma, a sentire monsignor Gabriele Filippini, parroco della collegiata dei Santi Nazaro e Celso, non fa difetto neppure ai fedeli di città. «L'anno scorso, da aprile a fine dicembre sono arrivate in parrocchia 497 buste di offerte, per un totale di 27.555 euro. Se continua così, non avremo problemi a coprire le rate del mutuo». C'è da sperare sia così. Perché, del milione di euro spesi per il restauro, i contributi pubblici (105 mila euro del Comune, circa 100 mila attesi dalla Soprintendenza, 50 mila dalla Fondazione banca San Paolo e 20 mila dalla Fondazione comunità bresciana) coprono grosso modo il 20 per cento. «Visto che si tratta di tesori d'arte di tutta la comunità, non so se sia giusto che sia la chiesa ad accollarsi i quattro quinti della spesa» azzarda monsignor Filippini. Che però una speranza ce l'ha. Si chiama 8 per mille. «È un'ottima soluzione. Soprattutto se si capirà meglio la differenza rispetto alle offerte dei fedeli per il sostentamento del clero. Se queste ultime aumenteranno, una fetta sempre più grande dell'8 per mille andrà alle opere caritative e culturali. Che possono essere, penso, condivise anche da chi non crede». Sia come sia, monsignor Filippini conta di veder riaperta entro fine anno (dopo una ripulitura intera che non dovrebbe costare più di 25-30 mila euro) anche la tardo-quattrocentesca chiesa di santa Maria dei Miracoli di corso Martiri della Libertà, chiusa dal 2007, quando venne recuperato l'esterno grazie a 700 mila euro di Palazzo Loggia (la chiesa è di proprietà comunale). Piccolo miracolo anche questo, in tempi di crisi. Forse però, in tutto ciò, c'è anche qualcosa di umano, molto umano: «Per un restauro impegnativo serve coraggio e forse un po' di sana incoscienza. Ma, in fondo dice don Giuseppe Mensi anche chiamare Tiepolo a dipingere una pala d'altare per Folzano poteva sembrare uno spreco di denaro. Si vede che, oltre allo stomaco pieno, si pensava ci fossero altri valori». Qualcuno, a quanto pare, continua a pensarlo.