Suona come un bollettino di guerra che registra una disfatta l'indagine diffusa da Coldiretti Lombardia. Nessun arretramento nel dissesto idrogeologico ma solo una drammatica avanzata nella distruzione del territorio. Una raffica di segni in tutte le province per attestare chiaramente due cose: la prima, che non sono intervenute in maniera adeguata e come avrebbero dovuto le varie amministrazioni (Comuni, Province e Regione), tra le quali emerge spesso uno scaricabarile; la seconda, che si continua ad ignorare il problema, a non attribuirgli quella gravità che invece riveste. Dalle licenze edilizie concesse allegramente dove non sarebbe opportuno all'abbandono di numerose aree, sono tutte azioni negative che creano situazioni di pericolo da cui nascono disastri e vittime. È vero che le condizioni climatiche diventate estreme aumentano i rischi, ma dovrebbero anche far crescere la responsabilità e l'impegno a tutelare ambiente e popolazione. Invece la questione climatica diventa una foglia di fico dietro la quale nascondere responsabilità e doveri evidenti. Eppure in Lombardia abbiamo università e centri di ricerca che hanno censito con precisione la difficile situazione. Quindi non manca l'informazione sulla quale costruire quelle azioni politiche da anni sollecitate e quasi mai concretizzare. Preferendo spendere per riparare i danni invece di prevenirli, come un Paese civile dovrebbe fare.