In sei anni sono aumentate del 24 per cento, a Pavia e Como incremento record MILANO Si sbriciolano soprattutto boschi e vigneti dell'Oltrepo. Ma anche il resto della provincia è ferito da slavine di sassi e terra. Pavia detiene il record (negativo) dell'aumento delle frane (37) in Lombardia. Sono 8.130 quelle registrate nel 2012, con un'impennata di 2.181 in più rispetto a sei anni prima. La causa? «Le piogge intense e concentrate che si stanno verificando in questi ultimi tempi sono provocate dal cambiamento climatico», dice Claudia Meisina, ricercatrice del dipartimento di Scienze della terra e dell'ambiente dell'Università di Pavia. E spiega: «Nel 2009 la fascia nord-orientale dell'Oltrepo pavese è stata colpita da precipitazioni che non c'erano mai state prima. Il fenomeno è favorito, in particolare, dalla tipologia del terreno, limaccioso sabbioso, e dall'abbandono di aree sulle quali non si fa più la manutenzione del reticolo idrico, o non si favorisce il corretto scorrimento delle acque». Come a Pavia, i fianchi di colline e montagne sono più fragili anche Como (28), Sondrio (17), Bergamo (11) e in tutte le altre province. Il grido d'allarme della Coldiretti Lombardia è un verdetto senza appello: dalle Alpi al Po le frane, dal 2006 a oggi, sono aumentate del 13,7 (da 130.540 a 148.373), così come è cresciuta (24) la superficie colpita dal dissesto idrogeologico (pari a 4.100 kmq). Spiega il presidente Ettore Prandini: «Negli ultimi 40 anni il 25 delle campagne è stato coperto dal cemento, con un consumo spropositato di suolo, oppure è stato abbandonato, com'è successo in alcune aree di montagna». Sulla stessa lunghezza d'onda Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia: «Ci sono sindaci che hanno permesso di costruire ovunque. Così il mattone selvaggio, come il disboscamento continuo, hanno reso pericolosi i pendii». Altrettanto pericolosi sono diventati anche torrenti e fiumi: «Infatti la manutenzione dei corsi d'acqua è ormai un fantasma aggiunge Di Simine . Province e Comuni, fra spending review e vincoli del patto di Stabilità, non hanno più soldi per gli interventi di messa in sicurezza». Un allarme, quello lanciato da Legambiente, che è confermato dalla mappa dei rischi disegnata dalla Coldiretti: per frane e smottamenti in Lombardia potrebbero subire dei gravi danni 30 mila chilometri di strade, 8 mila chilometri di linee elettriche, 2 mila chilometri di percorsi ferroviari e 2.400 chilometri quadrati di aree urbane. «Ecco perché continua Di Simine più che le frane sono i danni che vanno prevenuti, attraverso una serie di piccoli e capillari lavori per la difesa del paesaggio. Invece che cosa ha fatto in questi anni la Regione? Ha investito soltanto nelle Grandi opere, dimenticandosi del territorio. E anche in questa campagna elettorale i partiti ignorano un ambiente che è sempre più a rischio».