Il retroscena Nell'inchiesta sul sito archeologico l'uomo di punta di un metodo collaudato CHISSÀ se anche stavolta l'ex abile commissario inviato a Pompei, opporrà la stessa immagine a chi sospetta di presunti illeciti nell'affidamento dei lavori avvenuti sotto la sua gestione. Quella volta, gennaio 2010, Fiori guidava da 7 mesi, si era diffusa la notizia di danni tenuto sotto silenzio, a Pompei, in seguito ai lavori organizzati con arbitrio di regole e inadeguatezza tecnica, un cantiere in fretta e furia per consentire a Berlusconi una visita passerella. Fiori sbottò: «Ma quale incompetenza, quale gru caduta sulle case? Chi denuncia certe robe è un vi-siona-rio». Il commissario Fiori era arrivato a Pompei come l'uomo di punta di un metodo collaudato: il sistema-Bertolaso. Già impegnato nell'epopea berlusconiana dei rifiuti a Napoli, l'alto dirigente romano apparteneva al "cerchio magico" di SuperGuido della Pro tezione Civile. Uno di quegli efficienti aspiranti manager che, senza neanche aver fatto un po' di gavetta nelle polverose stanze della pubblica amministrazione, era passato con balzo ammirevole da un contratto precario sembra fosse proprio un co. co. pro al ruolo di dirigente generale della Presidenza del Consiglio. Come? Grazie ad una di quelle nomine ad personam legate da Bertolaso al celebrato decreto rifiuti del 2008: il provvedimento-show che proprio da Napoli, dall'emblematica scena del primo Consiglio dei Ministri convocato a Palazzo Reale, diede l'abbrivio al quarto governo Berlusconi. E nel "cerchio magico", si sa, il tempo non scorre mai senza profitto. Così il Fiori all'occhiello della macchina delle emergenze, sistema tutto costruito sulla procedura d'urgenza e sul ricorso alla deroga, in un anno passa dalla "palestra" delle discariche, delle tonnellate in eccedenza e degli impianti da monitorare, alla gestione della più famosa e antica "città" resuscitata. Siamo al 2009 e Fiori è proconsole a Pompei. Un effetto straniante, dicevano i detrattori, vederlo alle prese con la burocrazia delicata e complessa che ruota intorno agli appalti sul restauro di case affacciate tra i decumani, un presunto elefante tra i cristalli. Un decisionista, uno che appena decide fa, lo lodavano i pochi amici interni. Tra questi, finirono chissà come anche alcuni fedelissimi dell'allora potente Nicola Cosentino, come l'ex consigliere comunale di Sant'Antonio Abate, Nicola Mercurio («Ma non scrivete che stato il suo autista, io lo aiuto un po' in tutto», spiegò). Faceva «un po' di tutto» anche per Fiori, agli Scavi. E lui tornò a spiegare: «Ma che c'è di strano? Seguo i lavori sui cantieri, curo i rapporti con i sindacati». La circostanza muoveva malessere, e interrogazioni, soprattutto di alcuni parlamentari del Pd come Luisa Bossa. Invano. In fondo, il temuto "commissario" straordinario Fiori, molto vicino a Gianni Letta come SuperGuido, aveva un filo diretto con Palazzo Chigi. Decideva, disponeva e pensava in grande. E coltivava rapporti istituzionali frequenti con un altro, persino più apprezzato e bipartisan alti funzionari delle emergenze: Salvo Nastasi, all'epoca commissario al San Carlo di Napoli, già al Maggio fiorentino e contemporaneamente capo del ministro ai beni culturali Bondi (oggi Nastasi è direttore generale per lo spettacolo del ministero). Proprio la convenzione stipulata tra gli Scavi e il San Carlo, nel 2010, è uno degli elementi al centro dell'inchiesta della Procura di Torre Annunziata, ma Nastasi non è indagato. Resta, del commissario Fiori a Pompei, il rosario di lavori affidati senza evidenza pubblica, come le deroghe gli consentivano. E resta un'amara considerazione politica. Come quella firmata dalle parlamentari pd Bossa e Annamaria Carloni. «Questi provvedimenti giudiziari non sorprendono. Bastava visitare il Teatro Grande restaurato per rendersi conto di come le finalità prevalenti di quei lavori non fossero il restauro e la tutela. Erano sciagurate le scelte di commissariamento degli Scavi e l'uso improprio di risorse e mezzi. Come si vede, non c'era nulla di fazioso nella nostra battaglia».
POMPEI -Il manager del sistema-Bertolaso così funzionava per i grandi eventi
Il commissario Fiori, inviato a Pompei per gestire il sito archeologico, è stato accusato di presunti illeciti nell'affidamento dei lavori avvenuti durante la sua gestione. Fiori era stato nominato da Bertolaso, il direttore generale della Presidenza del Consiglio, e aveva un filo diretto con Palazzo Chigi. Durante il suo mandato, Fiori aveva affidato lavori senza evidenza pubblica e aveva utilizzato deroghe per ottenere il consenso. L'inchiesta della Procura di Torre Annunziata ha scoperto che Fiori aveva un ruolo importante nella gestione degli Scavi e che aveva utilizzato i suoi contatti per ottenere favori.
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