Aumentano i fondi della Legge obiettivo a favore dei beni culturali e spunta all'orizzonte la «valutazione di impatto archeologico» per le grandi opere. I ministri Pietro Lunardi e Giuliano Urbani ieri hanno annunciato l'innalzamento dal 3 al 5 del contributo del ministero delle Infrastrutture a favore di progetti culturali selezionati da Arcus, la società per azioni istituita per finanziare i progetti di recupero. C'è già una lista di nuovi interventi per circa 7,6 milioni di euro. I più importanti -valgono circa ottocentomila euro ciascuno- riguarderanno la costituzione del museo nazionale di Altino, non lontano dall'aeroporto Marco Polo di Venezia, e il sostegno del recupero della Villa Gregoriana già iniziato dal Fai, il Fondo per l'ambiente. Ci saranno risorse per la realizzazione della via dell'Arte fra Pietrasanta e Monignoso, la valorizzazione dell'area archeologica di Sibari e il progetto della Villa romana di Patti, in provincia di Messina. Sulla carta Arcus propone anche interventi anche a favore di progetti legati al teatro, alla danza e alla musica. Dal sostegno per i progetti culturali della comunità di san Patrignano fino al finanziamento della nuova «Casa del cinema» di Roma e a favore del teatro «Piccolo» di Milano per portare il teatro di Goldoni in giro per il mondo. L'idea della sinergia fra ministero delle Infrastrutture e dei beni culturali, sfociata poi nella costituzione di Arcus, è nata da una esigenza che emerge spesso durante i lavori per la costruzione di nuove opere. «In passato, non appena venivano trovati reperti archeologici, spesso ci si trovava di fronte a due alternative: o il blocco dei lavori o la rinuncia ai recuperi», ha spiegato Lunardi. «Oggi non è più così, e il rapporto con le sovrintendenze è ispirato ad una maggiore collaborazione». Dalla sua costituzione con la Finanziaria 2003 Arcus ha già finanziato 40 interventi per 57 milioni di euro: 16 in aree archeologiche, 7 per i musei, altri per progetti nel campo della musica e del restauro. Fra gli interventi più riusciti finora Urbani ha citato quelli nell'area di San Rossore e per il recupero della Villa Adriana di Tivoli. Il rafforzato legame fra i ministeri delle infrastrutture e dei Beni culturali fa di Urbani il miglior alleato di Lunardi nel reperimento delle (carenti) risorse per finanziare le grandi opere. Lunedì scorso proprio Lunardi, parlando a Padova, ha aggiornato il bilancio sullo stato di avanzamento dei progetti varati con la nuova legge: «Dei quarantotto miliardi di euro deliberati dal Cipe (il comitato per la programmazione economica) il governo Berlusconi ha aperto cantieri per trentadue». Molti di più di quanti non ne registrasse l'ultimo stato di avanzamento presentato in Parlamento da Lunardi all'inizio di gennaio: quarantuno stanziati, ma ventitré dei quali ancora senza copertura. All'orizzonte della collaborazione fra i due ministeri spunta poi un altra novità: la «valutazione di impatto archeologico» delle grandi opere che potrebbe arrivare entro la fine dell'anno. «Uno strumento al quale sta lavorando una commissione e che abbiamo già testato sulla Civitavecchia-Grosseto», spiega Lunardi. Si tratterebbe in sostanza di mettere a punto una valutazione preventiva dei possibili siti presenti lungo il tracciato di una nuova strada o ferrovia. «Un modo per prevenire al meglio qualunque problema con le sovrintendenze».