Arrestato il titolare dell'impresa Bastava un colpo d'occhio in mezzo alle rovine, tre anni fa. Anche se poi era davvero difficile crederci ai propri occhi: al cantiere del Teatro Grande di Pompei si lavorava con i martelli pneumatici, le betoniere, ruspe, i bob kart. La Procura di Torre Annunziata è voluta andare un po' più a fondo. Ed ecco che ieri, con un'operazione della Guardia di Finanza, sono finiti in carcere i responsabili di quello scempio, la ditta Caccavo di Salerno, ed è stato consegnato un avviso di garanzia a chi quello scempio lo ha permesso, Marcello Fiori, già dirigente della Protezione civile, che nel 2009 venne nominato commissario straordinario per la gestione degli scavi di Pompei. Non c'era bisogno di fare una gara senza gara d'appalto per il Teatro di Grande di Pompei, ha decretato il Gip Claudio Marcopido nella sua ordinanza: «Erano opere non indispensabili e completamente differenti da quelle oggetto degli originari contratti di appalto». Tanto per capire: sono stati usati i fondi per i restauri di Pompei per allestire gli spettacoli. E fosse soltanto questo. Per restaurare quel gioiello in mezzo alle rovine, la ditta Caccavo ha pensato bene di adoperare il tufo e ricoprire così le gradinate. Il tutto per un appalto che Fiori ha concesso alla signora Annamaria Caccavo per quasi 5 milioni di euro. A Marcello Fiori il Gip ha contestato l'abuso di ufficio continuato, mentre al direttore dei lavori dell'epoca, Luigi D'Amora, anche la frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato, gli stessi reati che hanno portato in carcere la signora Caccavo (alla quale sono stati anche sequestrati in forma preventiva 810 mila euro) e i suoi tre ingegneri progettisti Lorenzo Guariniello, Vincenzo Prezioso, Antonio Costabile. Per loro, in realtà, la lista dei reati si allunga con la corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, visto che non si sono limitati a fare letteralmente scempio di quel tesoro dell'antichità che è il Teatro Grande di Pompei (ma anche il Quadriportico dei Gladiatori), bensì secondo l'accusa, avrebbero anche gonfiato i costi dell'appalto fino al 400 per cento. Secondo la Guardia di Finanza le somme venivano aumentate ad arte e «forniture di 1500 euro diventavano 8 mila e 400, oppure forniture di nemmeno 4 mila euro che lievitavano fino a 18 mila 600». «Sono sicuro: questa importante inchiesta della procura è destinata ad aprire altri squarci sulla cattiva gestione ultradecennale di Pompei», sostiene Antonio Irlando, responsabile dell'Osservatorio culturale regionale. Poi aggiunge: «E questo proprio alla vigilia dell'inizio dei nuovi lavori nell'area archeologica, finanziati con 105 milioni dall'Unione europea». Già, proprio oggi il commissario europeo per le politiche regionale Johannes Hahn sarà a Pompei per benedire l'apertura dei primi cinque cantieri negli scavi di Pompei finanziati con i soldi dell'Unione Europea. Ad accompagnare Hahn ci sarà il nostro ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi, insieme con i ministri degli Interni Annamaria Cancellieri e della Coesione territoriale Fabrizio Barca, oltre al governatore della Campania Stefano Caldoro.
Restauri a Pompei. Finisce sotto accusa l'ex commissario
La Procura di Torre Annunziata ha arrestato i responsabili di un'operazione di frode ai danni dello Stato, la ditta Caccavo di Salerno, e ha consegnato un avviso di garanzia a Marcello Fiori, già dirigente della Protezione civile, per l'abuso d'ufficio. La ditta Caccavo ha ottenuto un appalto per la gestione degli scavi di Pompei con fondi destinati ai restauri, ma ha utilizzato i fondi per allestire gli spettacoli. Il direttore dei lavori, Luigi D'Amora, e i tre ingegneri progettisti, Lorenzo Guariniello, Vincenzo Prezioso, Antonio Costabile, sono stati accusati di frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato.
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