«Fare di più con meno». Lo slogan lanciato da Stefano Boeri, un anno fa all'Umanitaria, era apparso stimolante e insieme velleitario. Ma un anno dopo, al rendiconto, i numeri dicono inequivocabilmente che Boeri è stato di parola. Un milione e ottocentomila persone hanno visitato le mostre del Comune di Milano. E se la grandiosa mostra-omaggio dedicata a Dario Fo non ha prodotto l'empatia che era lecito attendersi, la retrospettiva su Picasso, con mezzo milione di presenze, è risultata la più visitata d'Italia. Premessa indispensabile per esaminare lo scenario della nuova stagione, contraddistinto, inevitabilmente stante la crisi economica, dalla penuria di risorse pubbliche. E con un budget ridotto al 20 per cento rispetto a quello del 2010. Tradotto: 835.000 euro per le attività delle mostre. Eppure, lavorando di immaginazione e valorizzando i rapporti internazionali, Milano la prossima stagione offrirà, tra l'altro, Modigliani, Pollock e la Scuola di New York, il genio di Piero Manzoni, Rodin e persino un Bob Dylan (in corso), inedito in Italia, in versione artista visivo. Domanda d'obbligo: spendevano troppo le precedenti amministrazioni? Sarebbe ingiusto e fuorviante generalizzare. Eccellenze, senza svenarsi, hanno prodotto, durante il proprio mandato, anche i predecessori di Boeri. Diciamo che si spendeva diversamente. Nell'organizzazione e nella promozione, soprattutto. Ora, questo successo di Boeri e dei suoi collaboratori, coerente con una offerta che coltiva un bouquet di eventi ed esclude la magniloquenza dell'evento con l'iniziale maiuscola, presenta qualche rischio. Per cominciare la suggestione che non essendo la cultura come sancì un ex ministro «commestibile», il cittadino possa, nello specifico, essere costretto a pane e acqua. Insomma, che a forza di erogare di meno, ci si consegni non già al «più» ma al «poco». C'è un limite all'esiguità delle risorse che neppure un «inventore» come Boeri può oltrepassare. Ripudiata la logica di una istituzione «affittacamere», (di un Comune cioè che noleggia i suoi spazi), aperta la via della valorizzazione del patrimonio (dopo quella su Costantino con il Museo diocesano, di prossima realizzazione con la Pinacoteca di Brera una mostra su Bernardino Luini) resterà essenziale il rapporto e l'apporto dei privati. Siano i privati generosi, «adottando» sul modello del Fai singoli luoghi dove la cultura possa svilupparsi. E contemporaneamente, sia il nuovo governo che uscirà dalle urne, (qualsiasi orientamento ideologico esprima), pragmatico. Faccia l'«americano»: consentendo al privato che investe in cultura di ridurre il proprio gravame con Equitalia. Perché senza l'apporto dei privati, l'appuntamento culturale con Expo 2015 potrebbe presentarsi nebuloso. Il biglietto da visita della manifestazione sarà costituito dal realizzando «polo» leonardesco. Una magnifica idea. Che come tutte le idee lo confermerebbe anche messer da Vinci va sostenuta: con la forza dei ducati.
Più privato nella cultura
Il Comune di Milano ha registrato un successo con le mostre del 2014, con un milione e ottocentomila persone che hanno visitato le esposizioni. La mostra su Picasso è stata la più visitata d'Italia, con mezzo milione di presenze. Nonostante il budget ridotto al 20% rispetto al 2010, il Comune ha riuscito a offrire una varietà di eventi, tra cui mostre su Modigliani, Pollock e la Scuola di New York. Il successo è stato possibile grazie all'organizzazione e alla promozione efficaci, nonostante le difficoltà economiche. Il Comune di Milano ha dimostrato di poter offrire una cultura di alta qualità senza spendere troppo.
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