Un ente culturale virtuoso che si autofinanzi trovando fondi privati può liberarsi dai vincoli dello Stato. La sentenza del Tar della Lombardia è di lunedì. E tra i beneficiari c'è anche la Triennale. Nessun taglio alle mostre. «È stato riconosciuto che siamo una Fondazione di diritto privato» è stato il primo commento del presidente della Triennale, Claudio De Albertis. Un ente culturale virtuoso, che si autofinanzi magari non del tutto, ma per una buona parte del suo budget e sappia trovare nuovi sponsor, può liberarsi dai vincoli dello Stato, può sfuggire alla spending review. Il Tar della Lombardia lo ha stabilito lunedì. A beneficiarne, probabilmente cambiando il corso degli scenari culturali italiani, la Triennale. Sollievo in viale Alemagna: nessun taglio alle mostre. Sentenza pilota, apripista, novità assoluta nel panorama dei musei. Ecco la sua storia. Nel 2010 il ministro Giulio Tremonti emana un decreto legge secondo cui sono previste riduzioni e disposizioni per il controllo della spesa pubblica. Ogni istituzione culturale recita l'articolo 6 deve ridurre il budget dedicato alle mostre al 20 per cento rispetto a quello utilizzato l'anno precedente. Taglio dell'80 per cento, per essere chiari. Anche la Triennale fa parte di questo gruppo (in compagnia con la Biennale di Venezia, il Piccolo, il Festival dei Due Mondi di Spoleto) ed ecco che parte il ricorso facendo leva su due punti: lo Stato contribuisce all'istituzione solo con il 25 per cento; la Triennale si autofinanzia per oltre il 60 per cento del suo budget. Il tribunale amministrativo dà ragione ai ricorrenti. «Finalmente attacca il presidente, Claudio De Albertis è stato riconosciuto che siamo una Fondazione di diritto privato. Questa vittoria cambia lo stato dell'arte, perché sancisce che chi si autofinanzia con più del 50 per cento esce dall'elenco di Tremonti e dimostra che le istituzioni culturali possono sopravvivere grazie ai privati». È solo il primo passo. De Albertis ne fa un altro: «A questo punto si può pensare che le istituzioni virtuose possano avere dei vantaggi». Quali? Maggiori trasferimenti. Facciamo un esempio. Rispetto a un euro risparmiato, 25 centesimi da parte del ministero. «Non abbiamo nessuna intenzione di spendere e di spandere, non lo abbiamo mai fatto e abbiamo sempre rispettato le limitazioni di spesa imposte dal governo continua De Albertis . Dobbiamo incentivare la ricerca di fondi privati. Ma, adesso, quel risparmio che dovevamo trasferire allo Stato, potrà essere usato per le nostre mostre e per la gestione della Triennale. Credo che questa nuova situazione possa essere valorizzata». Sempre restando sotto lo stretto controllo del ministero dell'Economia e delle altre istituzioni che governano la buona gestione degli enti. Adesso, la partita si amplia. In tanti potrebbero seguire la scia della Triennale e uscire dalla «black list» siglata dal precedente governo. C'è il Piccolo, ci sono le Fondazioni sinfoniche (esclusa la Scala che è ente autonomo), ci sono i Pomeriggi Musicali. «Non abbiamo fatto ricorso al Tar perché avevamo dei problemi precisa infine De Albertis , ma semplicemente perché riteniamo che il nostro operato sia stato virtuoso».