Il sindaco: no al piano extra moenia. Ma gli operatori bocciano il ticket di Angelo Lomonaco POMPEI Pompei è la priorità; gli Scavi vanno salvati, arte e cultura saranno il punto di partenza per il rilancio dell'economia in Campania. Affermazioni continuamente ripetute e puntualmente rimaste lettera morta. Ma questa sembra la volta buona. In occasione dell'apertura ufficiale dei primi tre cantieri del «Grande Progetto Pompei», questa mattina (alle 10.30) negli Scavi ci sarà il commissario europeo per le Politiche regionali Johannes Hahn, accompagnato da tre ministri italiani: il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, il responsabile dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi e il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca. Con loro la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e il sindaco di Pompei Claudio D'Alessio. All'enfasi posta quando il piano fu annunciato, corrisponde uguale enfasi oggi che il «Grande Progetto» da 105 milioni prende il via nel sito visitato ogni anno da 2,3 milioni di turisti. «Il commissario Hahn spiega la soprintendente Cinquantaquattro visiterà i primi due cantieri finanziati con le risorse europee, la Casa dei Dioscuri e del Criptoportico. Negli Scavi sono comunque attivi pure cantieri di restauro e di manutenzione finanziati con risorse proprie della Soprintendenza. Nell'ambito del Grande Progetto, finora sono state bandite sei gare, per un importo complessivo di oltre 9 milioni. Sono relative, oltre ai restauri dei Dioscuri e del Criptoportico, alla Casa delle Pareti rosse, alla Casa di Sirico, alla Domus del Marinaio e ai lavori di mitigazione del rischio idrogeologico dei terrapieni a Nord di via dell'Abbondanza. Sono state già aggiudicate le prime due gare, per le altre le procedure sono in corso». Secondo la soprintendente, «i tempi sono stati determinati dalle norme in materia di appalti, così come le procedure. Considerato che si è avuta certezza della disponibilità dei fondi solo a fine marzo 2012, non si può parlare di ritardi. Intanto, mi piacerebbe che si registrasse il grande lavoro di progettazione fatto in questi mesi per poter procedere con le gare destinate a mettere in sicurezza l'intero sito archeologico». Una necessità sulla quale nessuno ha dubbi, infatti il maxi-progetto fu sollecitato dall'Unesco nel 2010 dopo il crollo della Schola Armaturarum, al quale vari altri hanno fatto seguito. La scadenza entro la quale i lavori dovranno essere completati è fine 2015. Intorno all'intervento nel più grande sito archeologico del mondo ne ha preso corpo un altro, volto alla valorizzazione dell'area circostante per favorire lo sviluppo dell'economia turistica. Un anno e mezzo fa, il presidente dell'Unione industriali di Napoli Paolo Graziano, il leader dell'Acen Rudy Girardi e il governatore Caldoro hanno sottoscritto un «patto», a Napoli e a Parigi, alla presenza dei rappresentanti dell'Unesco. «Abbiamo accolto l'invito del ministro Barca a ragionare, e avanzare poi proposte concrete, sul tema della valorizzazione del territorio esterno ai siti archeologici», dice Ambrogio Prezioso, consigliere delegato al Centro Studi dell'Unione industriali: «In un contesto che vede Pompei quale hub turistico-culturale, ma che può essere considerato un unico grande distretto che va dalle pendici del Vesuvio all'intero Golfo di Napoli, abbiamo la più grande concentrazione di preesistenze archeologiche, culturali, architettoniche, naturalistiche d'Italia. Se a queste aggiungiamo il Santuario Mariano, siamo in un territorio che attrae ogni anno quasi 5 milioni di visitatori. Dobbiamo fare in modo che la massiccia presenza di turisti, studiosi e appassionati possa divenire driver di ricchezza e sviluppo per un territorio che va però riqualificato, infrastrutturato, reso ospitale e attrattivo. Oggi si ferma solo il 3 dei turisti per una media di 1,9 notti. Al progetto stiamo lavorando con la necessaria attenzione agli indirizzi delineati dall'Unesco e con l'obiettivo di attrarre investimenti nazionali e internazionali». Tuttavia, se nessuno discute il progetto intra moenia, l'intervento extra moenia a qualcuno fa storcere il naso. Tra questi il sindaco D'Alessio: «L'intervento negli Scavi è senz'altro positivo dice e tutto va visto nella logica del rilancio della città antica in stretta connessione con la città moderna». Come vorrebbero fare Regione, industriali e costruttori? «No, siamo in puntuale disaccordo su quel progetto perché non tiene conto delle esigenze della nostra città. Caldoro aveva detto che avrebbe affrontato il problema del rapporto con le amministrazioni locali? Be', noi stiamo lavorando al piano urbanistico comunale e non abbiamo avuto alcuna comunicazione su altre iniziative. Chi porta avanti quel progetto dovrebbe avere la sensibilità di coinvolgere l'amministrazione comunale». Alla sensibilità di D'Alessio, invece, fanno appello gli operatori turistici preoccupati per il ticket di accesso alla città che, per raccogliere fondi dopo i tagli ai Comuni senza gravare sui residenti, il sindaco ha imposto ai bus: 80 euro a vettura, indipendentemente dai turisti trasportati, a partire dal primo marzo. «Abbiamo chiesto al sindaco di evitare dice Ettore Cucari, presidente campano della Fiavet e gli abbiamo offerto di aiutare Pompei organizzando Notti bianche, per esempio. Già si devono pagare il parcheggio e l'ingresso agli Scavi». Ma il ticket non è in vigore anche a Roma, per esempio? «È vero, ma qui arrivano turisti che si fermano poche ore. A Pompei ci sono solo 1.050 posti letto e ormai non ci fanno più neppure gli spettacoli: a stento li convinciamo a restare a pranzo o a cena. Ma tutti vogliono guadagnare sui crocieristi: Capri, Ischia, Caserta... Prima o poi sceglieranno altre mete». «I tour operator stranieri aggiunge Gino Acampora, grande operatore di Sorrento e agente generale della Tui temono che altri Comuni istituiscano nuove tasse. Già in due anni è raddoppiato il costo di accesso al Vesuvio, dove ci sono solo servizi igienici carenti. Noi non vorremmo esasperarli, perché è già accaduto che i tedeschi in Toscana non ci vadano più». Sarebbe veramente il colmo se negli Scavi completamente restaurati non ci fossero più i turisti.