Mauro Zanardo Urbanista In questi giorni il dibattito sul tema delle grandi navi, esploso con ancor più forza a seguito delle dichiarazioni dell'avvocato di Schettino, si sta indirizzando verso la ricerca di soluzioni alternative con una frettolosità finora mai vista. Quasi che la forza mediatica del processo al Capitano naufragato al Giglio sia superiore ai dibattiti pubblici e politici che da anni, e soprattutto in quest'ultimo, stanno affrontando questo tema alla ricerca di una soluzione che sia sostenibile per l'ambiente e la città di Venezia. Ma questa frenesia risolutrice non porta buoni consigli, anzi, rischia di accompagnare sgangherate ipotesi alternative come la cronaca di questi giorni ha riportato: progetti riciclati, moli «smontabili» per colossi del mare, addirittura una banchina fronte mare a Sant'Erasmo con discesa nella perla di orti e primizie della Laguna, il tutto servito con l'ormai immancabile «companadego» di eolico e fotovoltaico che, come si sa, è di difficile inserimento nel contesto lagunare. Ma quel che più spaventa di questo frettoloso tentativo di ripulita della Laguna dalle grandi navi, quasi si volesse, per mancanza di tempo, spostare la polvere nello sgabuzzino, è il ricorso a soluzioni non pianificate e che non considerano le ricadute nel contesto di inserimento dell'opera - l'esempio di Sant'Erasmo è emblematico - come anche quelle generate dagli spostamenti per e da Venezia città antica. Facendo due conti veloci, ma che rendono le dimensioni della questione, portare fuori dalla laguna le navi implica dover far arrivare in città più di un milione e mezzo di passeggeri all'anno (dati 2010) e cioè una media di 4.500 passeggeri al giorno circa. Ma come portarli? Il ventaglio di soluzioni potrebbe considerare, alla luce delle fantasiose soluzioni in proposte, l'utilizzo del teletrasporto o un people mover dal Cavallino a San Marco. Ma mi sa che alla fine saranno dei lancioni gran turismo, a far arrivare e ripartire quotidianamente i croceristi. Questi mezzi portano 100 passeggeri (ben stipati), questo equivale a 45 lance al giorno che vanno e che vengono da Punta Sabbioni e che si sommano ai circa 34 giornalieri che portano i turisti dal litorale di Jesolo, Cavallino, Eraclea e Caorle. Questo è un conto nell'anno, pensate che numeri si raggiungerebbero nella stagione estiva. La già caotica situazione lagunare di certo non ne gioverebbe. Ma perché invece non considerare e programmare un graduale trasferimento delle crociere nel fronte di Marghera con un importante ridisegno del whaterfront, immaginando un polo dell'architettura e cultura contemporanea come tanti architetti hanno già provato a disegnare? Ma perché anzi che vedere la questione come un problema non si pensa ad un occasione per una reale riqualificazione di Marghera, ben più importante ed efficace di una gigantesca torre alberghiera come quella che il magnate francese intende erigere ai bordi della laguna di Venezia?