Alberto Winterle presidente dell'Ordine degli architetti della provincia di Trento La discussione e il confronto sono sempre utili e positivi, ma ritengo singolare che l'attenzione dell'opinione pubblica si concentri solamente su alcuni episodi, resi pubblici, come nel caso di Malga Fosse, grazie a un confronto aperto e trasparente tra i professionisti, mentre rimane assolutamente indifferente rispetto a interventi di notevole rilevanza che ogni giorno vengono realizzati sul nostro territorio. In effetti, se per la malga si fosse ricorsi a un progetto redatto su incarico diretto, o addirittura da un tecnico interno all'amministrazione, avremmo saputo del progetto solamente una volta realizzato. Camminando per i sentieri di montagna avremmo infatti notato la nuova costruzione ed espresso il nostro soggettivo parere rispetto all'estetica della nuova struttura, come accade quando notiamo un nuovo rifugio, una nuova funivia o una nuova strada di montagna. Alcuni si compiacciono, alcuni si indignano, altri rimangono indifferenti, ma la cosa finisce lì. Una particolare attenzione mediatica è quindi spesso frutto di una comunicazione che si auto-alimenta, indipendentemente dalla rilevanza dell'intervento: alcuni progetti godono dell'attenzione del pubblico e dei media, altri vengono realizzati nel più assoluto silenzio e nell'indifferenza generale. Dopo aver pubblicato, con il numero speciale di «A», la rivista dell'Ordine degli architetti della nostra provincia (scaricabile in formato digitale dal sito dell'Ordine), i risultati del concorso in modo da permettere una più approfondita valutazione dei progetti premiati, mi permetto di intervenire nel dibattito per cercare di fare chiarezza su alcuni aspetti che ritengo rilevanti. I concorsi In questi ultimi anni l'Ordine degli architetti ha più volte evidenziato l'importante ruolo del concorso di progettazione per gli interventi urbani e architettonici, insistendo con la committenza sia pubblica sia privata, affinché l'utilizzo di tale strumento diventi prassi comune, come accade nelle realtà più virtuose. Ritengo che il dibattito su Malga Fosse costituisca un importante momento di confronto e riflessione sulle modalità di trasformazione del territorio trentino e più in generale sull'evoluzione del linguaggio dell'architettura contemporanea legata a un contesto particolare come quello alpino. Il ruolo culturale del concorso di architettura è esattamente questo. Il committente definisce le proprie esigenze, gli architetti si confrontano offrendo una rosa di soluzioni concrete, una giuria competente effettua la scelta del progetto da realizzare, l'opinione pubblica ha la possibilità di valutare le diverse proposte e comprendere le ragioni delle scelte di ciò che stiamo costruendo. Il paesaggio Esistono paesaggi più sensibili di altri, che richiedono una maggiore attenzione e sensibilità in caso di interventi di trasformazione? No, perché esiste, in realtà, un unico approccio al progetto. Indipendentemente dalla particolarità di un luogo, gli interventi di trasformazione devono relazionarsi con il contesto e dare risposta al programma funzionale richiesto, usando le tecniche e il linguaggio del proprio tempo. «La Natura sopporta soltanto la verità» ricordava Adolf Loos. Qualsiasi tipo di intervento nel paesaggio, sia esso un rifugio, un ponte, una stazione di un impianto a fune o una struttura paravalanghe, necessita di un'attenta e approfondita progettazione, dove il ruolo dell'architetto è imprescindibile e fondamentale. È necessario però che tali strutture siano «oneste» e riconoscibili per la funzione che esse racchiudono e per il motivo per cui sono state realizzate. Camuffare una struttura turistica come un nuovo hotel, una struttura tecnica o la sede di un azienda artigianale, trasformando tutto indistintamente secondo la tipologia della «casa tradizionale» in un'unica grande abitazione, con tetti a falde e poggioli costituisce di fatto la realizzazione di un falso. Le proporzioni di queste nuove strutture sono alterate, le nuove tecniche impongono inoltre l'utilizzo di materiali, dettagli e «spessori» molto lontani dalle tecniche della «tradizione». Una delle prerogative del mestiere dell'architetto è quella di saper leggere e interpretare «il» luogo per essere in grado, successivamente, di definire una soluzione progettuale capace di dialogare e addirittura valorizzare il contesto, anche in caso di inserimento di nuove funzioni che non hanno ancora definito una «tradizione» nelle modalità di insediamento. Non vi sono scorciatoie, non ci sono meccanismi normativi automatici capaci di garantire la qualità. Lo evidenziano le «sconfitte» della tutela del paesaggio che nonostante la definizione di parametri, vincoli e linee guida non ha di fatto impedito la realizzazione di opere di qualsiasi genere e tipologia. Le nuove funzioni L'uso turistico della montagna, sul quale si basa la nostra economia, disegna di conseguenza un nuovo paesaggio. Le nuove funzioni sono lontane dalle «necessità» che per secoli hanno dettato le regole per la realizzazione delle case tradizionali e per lo sfruttamento del territorio. Si tratta di un radicale cambiamento di paradigma, economico e culturale: possiamo forse tornare a un'economia agricola e rinaturalizzare il nostro paesaggio? Gli stessi contadini, attivi sul territorio, hanno modificato il proprio lavoro con l'utilizzo delle tecniche più avanzate; di conseguenza hanno, nel rispetto delle normative vigenti, necessità di spazi e strutture di dimensioni diverse. La realizzazione di nuove strutture ricettive, di impianti di risalita come anche di strutture legate all'attività agricola comportano quindi un necessario e imprescindibile confronto con le nuove tecniche e i nuovi linguaggi dell'architettura. Ciò è accaduto in tutte le epoche: nella prima metà del secolo scorso, agli albori del turismo, architetti come Carlo Mollino, Giò Ponti e molti altri ancora hanno saputo reinterpretare il paesaggio e la tradizione alpina per la realizzazione di strutture ricettive che non dovevano offrire un semplice riparo, ma essere in grado di proporre un livello di confort al passo con i tempi. Questo accade anche oggi, con esempi più o meno virtuosi. Ma stiamo assistendo allo stesso fenomeno di evoluzione del gusto e del linguaggio. Le critiche alle richieste del bando del concorso di Malga Fosse, come l'opinione che le soluzioni proposte possano andare bene altrove «ma non qui», denunciano un'incapacità di accettare un'evoluzione già in atto dal dopoguerra, cioè quella della trasformazione di una società contadina in una società prevalentemente turistica. Alla ricerca di autenticità da parte dei turisti non possiamo rispondere costruendo un mondo di cartapesta, che ricorda le nostre leggende, ma dobbiamo mostrare ciò che oggi noi siamo. L'architettura Analizzando i primi trentanove progetti (pubblicati su «A»), selezionati dalla giuria su 180 proposte pervenute (come anche i 24 progetti per i tre rifugi altoatesini, pubblicati nel numero 91 di Turrisbabel), possiamo avere un evidente spaccato dell'evoluzione del linguaggio dell'architettura contemporanea. Al di là dei giudizi soggettivi che ci possono portare a preferire altri progetti rispetto al primo classificato, si evidenzia una notevole capacità di interpretare le nuove esigenze tecniche e funzionali con scelte progettuali che seguono alcune diverse tipologie: dalle forme più legate all'archetipo dell'abitazione a quelle legate al riferimento morfologico del luogo, da chi ha cercato con discrezione di mimetizzarsi con strutture parzialmente interrate a chi ha cercato invece di incidere con forme forti e innovative nel tentativo di costruire nuovi landmark. Sono tutti approcci legittimi che, uniti a una corretta soluzione del programma funzionale richiesto, sono stati valutati da figure competenti capaci di arrivare a una scelta che premia la soluzione complessiva di tutte le tematiche svolte. L'architettura è una disciplina viva, come vivi e in continua evoluzione sono i temi legati all'estetica, alla forma e alla tradizione. Il nostro territorio naturale è stato quasi totalmente antropizzato, pertanto in questi nuovi contesti dobbiamo fare i conti onestamente con ciò che oggi noi siamo. Senza tale consapevolezza non può esserci né cultura né tutela del territorio.
Corriere della Sera
6 Febbraio 2013
Trentino. Malghe e rifugi nel nuovo paesaggio
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Alberto Winterle
Corriere della Sera
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