CATANIA. Un marchio come luogo d'identità, come luogo di riconoscibilità culturale. Il segno grafico, elaborato da Ferruccio Barbera, che da oggi connoterà le città del barocco è una grande "S" - sta per Sud-Est, collocazione speculare rispetto ai Nord-Est - che si ramifica in onde e in volute con evidente richiamo alla collocazione geografica e alla specificità dell'architettura del versante orientale della Sicilia. Riuniti sotto il nome «Distretto del Sud-Est», i sindaci degli otto comuni della Val di Noto riconosciuti dall'Unesco «Patrimonio dell'Umanità», - Catania, Caltagirone, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli - hanno incontrato ieri al municipio di Catania l'assessore regionale ai Beni Culturali Fabio Granata per una riunione operativa nel corso della quale è stato presentato il marchio che rappresenterà il Distretto. In un clima festoso, di kermesse, di «stato nascente» denso di aspettative, anche se, come ha detto Fabio Granata: «Non siamo al punto di partenza: stiamo già nelle vetrine internazionali di Milano e Berlino. E saremo fra breve a Parigi, a Gothenborg, a Mosca e a Barcellona». L'idea è di un turismo culturale che si avvalga del contributo di intelligenza e di creatività di tutte le Amministrazioni delle tre province, per valorizzare adeguatamente le straordinarie realtà legate non soltanto al Barocco, ma anche al dato archeologico, monumentale, storico, eno-gastronomico, turistico e paesaggistico. Un progetto complesso, quello voluto e lanciato da Granata: una scommessa da giocarsi sulla valorizzazione della storia e delle tradizioni di queste città. In poche parole, sulla cultura. E insieme, è ciò che pensano tutti, sarà più facile che questa scommessa sia Anta. Ne è persuaso e promette il suo appoggio il sindaco di Catania Umberto Scapagnini, che rivela il sogno che la Sicilia orientale possa diventare «Una grande Florida, una grande California di cui noi abbiamo non soltanto le caratteristiche climatiche, ma anche qualcosa di più: i nostri secoli di cultura e la capacità li mischiare il meglio di tante popolazioni. L'augurio è che, da questo nucleo iniziale, il discorso si allarghi a tutta la Sicilia orientale e da qui parta per il rilancio di tutta l'isola». Che questi otto comuni siano un punto di forza lo sottolinea anche Granata. Naturalmente «l'impegno deve essere quello di migliorare i servizi e la qualità delle proposte culturali. Perché è sulla qualità che si gioca la commessa».