Recuperi Anche la Nazionale di Archeologia avrebbe bisogno di un intervento simile Questa istituzione è, con l'Istituto tedesco di Storia dell'arte di Firenze, il luogo topico per studi nel settore Riapre oggi la biblioteca rifatta con finanziamenti di Berlino Si è inaugurata a Roma, dopo dieci anni di lavori immani e circa 22 milioni di euro di spesa, la Bibliotheca Hertziana (ne ha dato notizia il «Corriere» il 15 gennaio) e da oggi sarà aperta di nuovo agli studiosi. Con quella di Firenze è la più importante biblioteca al mondo per la storia dell'arte ed entrambe sono istituzioni tedesche. Difficoltà di messa a norma, esigenze di spazio, sono state risolte dall'istituto che presiede la Bibliotheca Hertziana, il Max Planck Institut, con una radicale ricostruzione moderna dell'edificio, collocato, sin dalla sua fondazione, nel cuore di Roma, a Trinità dei Monti. Le facciate antiche su via Sistina e via Gregoriana sono state conservate integre. I vincoli posti dalle antichità romane del sottosuolo, nientemeno che gli orti della monumentale villa di Lucullo, sono stati magnificati da un recupero archeologico che è andato di pari passo con il cantiere edilizio. Dieci anni di lavori in cui la biblioteca ha continuato ad acquistare libri, produrre pubblicazioni e attività culturali e, nei limiti, ha persino consentito l'ingresso agli studiosi, nonostante questo sia costato uno sforzo organizzativo inimmaginabile agli addetti e ai bibliotecari. All'inaugurazione, il ministro federale tedesco della Cultura e personalità scientifiche dichiaravano solennemente la fondamentale importanza degli studi di storia dell'arte per l'intera Europa. L'impegno finanziario e i tempi di attuazione del progetto dimostrano che questa centralità della ricerca scientifica non è retorica. L'Hertziana era stata fondata nel 1913, ciò vuol dire che dopo un secolo qualcuno ritiene ancora che la collocazione a Roma di un centro internazionale degli studi di storia dell'arte sia fondamentale per il mondo intero, anche se l'impegno finanziario è stato tutto di una nazione, la Germania. È sempre più urgente dunque che l'Italia faccia la sua parte in favore dell'Italia stessa e di Roma e dimostri concretamente di esser altrettanto convinta dell'importanza fondamentale della cultura, almeno quanto lo sono il mondo europeo e americano. Sono passati troppi decenni in cui inutilmente le personalità più autorevoli hanno rivolto la propria voce a generazioni successive di governanti affinché dessero degna sede ad un patrimonio librario almeno pari a quello dell'Hertziana: l'Istituto nazionale di Archeologia e Storia dell'arte. Nei momenti migliori hanno ricevuto affermazioni generiche ma il più delle volte nulla. La nostra Biblioteca nazionale di Archeologia e Storia dell'arte è costretta e straziata in ambienti angusti di Palazzo Venezia e in vari depositi esterni.Ma la sua sede originaria esiste, da anni inutilmente reclamata: è il Collegio Romano, occupato incredibilmente proprio dal ministero dei Beni culturali. Che è anche dotato di una seconda immensa sede, San Michele a Ripa Grande, acquistato a suo tempo per essere destinato all'Istituto centrale del Restauro perché la sua sede storica era divenuta insufficiente. Lo scopo originario e lodevole fu subito disatteso: all'istituto furono assegnati spazi limitati e residuali ed anche con molte resistenze, mentre l'immenso edificio fu occupato dall'enfatico apparato del ministero. Come dire che il mezzo, il ministero, si è mangiato il fine, la conservazione e il restauro, per il quale è stato istituito. Dopo essersi mangiato l'altro fine, la biblioteca, cioè la ricerca.Questo sarebbe il momento migliore, vista la crisi e visto lo sforzo fatto da un altro Paese europeo per conservare Roma come centro del mondo culturale, perché il prossimo governo e il prossimo ministro diano un segno tangibile ai proclami di rivendicazione del nostro primato culturale con un gesto semplice: restringere in una sola sede l'amministrazione dei Beni culturali e restituire alla sua funzione di biblioteca il Collegio Romano. Sarebbe un atto di portata mondiale e duraturo che realizzerebbe la ragione più integra di un ministero dedicato al patrimonio culturale italiano. Sarebbe un vero atto di valorizzazione e una bella discontinuità con un recente passato in cui la valorizzazione è stata intesa come l'ostensione di opere feticcio dei grandi del passato inviate in mostra nei Paesi emergenti come madonne pellegrine per supplicare i vincitori di ricordarsi che ci siamo anche noi. E presumere di esser convincenti esibendo con iniziative sciatte i prodotti degli italiani che siamo stati non di quelli che siamo (benché per la loro superficialità rischino di rappresentarci veridicamente), come vecchie mobilia ereditate dalla nonna e sfruttabili a poco prezzo. Manifestazioni inutili prodotte non da un progetto culturale complessivo e mirato, ma dalle estemporanee iniziative di società di eventi congiunte al potere di «convinzione» del promotore di turno che riesca a strappare generici e vaghi capolavori per sorreggere progetti lasciati nell'indistinto («capolavori del Barocco» o «del Rinascimento», «Da ... a ...» o di chissà quale altro stantio primato). E dove la perizia del genio italiano si riscontra nell'abilità raggiunta nella tecnica del trasporto delle opere d'arte, forse l'unico campo in cui manteniamo primato mondiale indiscusso. Mostriamo finalmente non quanto è bello Raffaello (lo sanno benissimo e all'estero ne hanno purtroppo più di noi) ma cosa riescono a fare di Raffaello la ricerca e la cultura italiana contemporanee. L'esempio dell'impegno tedesco per conservare a Roma la Bibliotheca Hertziana ci ricorda che il mondo civile considera l'arte italiana non come made in Italy ma come patrimonio mondiale e come materia di studio e di ricerca scientifica. Cioè un diritto sovranazionale appartenente a tutto il mondo civile, non proprietà di una nazione attuale o ancora peggio dell'ente civile o ecclesiastico che ne è il proprietario giuridico: responsabilità transitorie e meramente organizzative per attuare le finalità fondamentali di cui rendere conto al mondo intero.Tali erano le motivazioni dichiarate dalle autorità politiche che l'altro giorno hanno riconsegnato agli studi le chiavi della ricostruita Bibliotheca Hertziana.
La ricostruzione dell'Hertziana un modello per i Beni culturali
La Bibliotheca Hertziana, una delle biblioteche più importanti al mondo per la storia dell'arte, è stata inaugurata a Roma dopo dieci anni di lavori e circa 22 milioni di euro di spesa. L'istituzione è stata fondata nel 1913 e ha una sede a Firenze, ma la sua sede a Roma è stata ricostruita con finanziamenti di Berlino. La biblioteca è stata aperta di nuovo agli studiosi e il ministro federale tedesco della Cultura ha dichiarato la fondamentale importanza degli studi di storia dell'arte per l'intera Europa. L'istituzione tedesca ha dimostrato un impegno finanziario e temporale significativo per la conservazione e la ricerca scientifica.
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