L'Opificio pronto a restaurare la Tavola Doria: il legno potrebbe spaccarsi Come un tarlo invisibile, la micro fessura sta compiendo il suo impercettibile scempio. Sulla pittura e nella profondità del legno. È impercettibile, questo oscuro malanno (almeno per gli occhi comuni dei mortali), eppure è un segnale che non può essere inascoltato dai dottori dell'Opificio delle pietre dure pronti a sottoporre il «capolavoro misterioso» a una cura di quattro mesi. La Tavola Doria, definita la più antica testimonianza della Battaglia di Anghiari di Leonardo, la cui attribuzione è da sempre oggetto di discussione, deve essere restaurata perché in futuro il legno potrebbe spaccarsi. Lo hanno scoperto i restauratori dell'Opificio che hanno sottoposto il dipinto ad accertamenti diagnostici prima della mostra avvenuta al Quirinale in occasione del rientro in Italia dell'opera e terminata il 13 gennaio, e poi hanno comunicato al ministero l'esigenza di sottoporla all'intervento di consolidamento. La tavola, che sarà ospitata in uno dei musei del polo fiorentino, è arrivata nei laboratori della Fortezza da Basso la scorsa settimana. E qui tutto è pronto per l'intervento risanatore. «Stiamo aspettando il nullaosta definitivo del ministero conferma il direttore dell'Opificio Marco Ciatti poi inizieremo il restauro che dovrebbe durare circa quattro mesi. È un lavoro complesso, orientato alla parte materica dell'opera, e dunque assolutamente non invasivo per il dipinto». Il rischio non è immediato, ma la crepatura deve essere fermata quanto prima per non provocare gravi danni futuri e addirittura spezzare il legno con conseguenti gravissimi danni alla pittura. Secondo gli esperti, la micro fessura è stata causata probabilmente da un intervento di assottigliamento e spianatura della tavola (la così detta parchettatura per stabilizzare il supporto ligneo) deciso, come accadeva a quel tempo, probabilmente nel Settecento o nell'Ottocento anche se ci sono ipotesi di un restauro mal riuscito negli anni Settanta in Germania. È un altro piccolo mistero che avvolge questa oscura rappresentazione della parte centrale della Battaglia di Anghiari, uno dei tanti che da secoli popolano lo sfortunato capolavoro fantasma di Leonardo. A raccontare la sua storia sembra di leggere uno dei tanti romanzi alla Dan Brown nei quali genio, mistero e intrigo si uniscono in un mix perfetto. Dipinta nel Cinquecento, la Tavola appare per la prima volta nel 1621 nell'inventario della famiglia dei marchesi Doria come «Una battaglia di soldati a cavallo» e viene attribuita a Leonardo da Vinci. Per oltre quattro secoli, ci si dimentica del capolavoro, vero o presunto, sino a quando alla vigila della guerra, nel 1939, viene vincolato come bene di Stato. Ma un anno dopo, inspiegabilmente, perde l'attribuzione di Leonardo e viene acquistata dal marchese Niccolà De Ferrari di Genova. Passano decenni e la singolare Battaglia passa di mano in mano con vendite anche illegali, come quella a un faccendiere svizzero. È il 1961 ed è la prima volta che la Tavola esce dall'Italia e le principali case d'aste mondiale si scatenano per riuscire a batterla. Quattro anni dopo riesce ad acquistarla la Interkunst Gmbh di Georg Hoffmann, società di Monaco di Baviera, e poco dopo fioccano le richieste della blasonatissima galleria Wildenstein di New York. Siano negli anni Settanta, un periodo importante per il dipinto. Ma anni drammatici per un restauro effettuato a Monaco che crea problemi alla struttura lignea. Ancora silenzio. Poi nel 1992 l'opera viene acquistata (in perfetta buonafede) dal Tokyo Fuji Art Museum per un prezzo tra i 35 e 60 milioni di euro. Nel 2009, dopo l'apertura di un'indagine della procura di Roma, il Comando carabinieri tutela patrimonio culturale individua la tavola in Svizzera e allo stesso tempo inizia la trattativa tra il ministero per i Beni culturali e il Tokyo Fuji Art Museum. Infine l'accordo finale: il museo giapponese accetta di donare all'Italia la Tavola Doria e l'Italia ha concesso all'istituzione giapponese per 26 anni di poterla avere in prestito, con l'alternanza di due anni in Italia, e di quattro in Giappone. Sarà destinata ai musei fiorentini. Intanto, sempre nei laboratori dell'Opificio, sta per partire il restauro della seconda porta (quella Nord) del Battistero di Firenze firmata da Lorenzo Ghiberti. L'intervento sarà concluso nel 2015 e la Porta Nord sarà collocata nel nuovo Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore, accanto alla Porta del Paradiso già restaurata.
Firenze. Una Battaglia ferita
Riassunto in 200 parole:
L'Opificio delle pietre dure di Firenze sta per restaurare la Tavola Doria, un dipinto attribuito a Leonardo da Vinci, per prevenire il rischio di crepatura del legno. La tavola, che rappresenta la Battaglia di Anghiari, è stata sottoposta ad accertamenti diagnostici e il ministero ha confermato l'esigenza di un intervento di consolidamento. Il restauro dovrebbe durare circa quattro mesi e sarà assolutamente non invasivo per il dipinto. La micro fessura che sta compiendo il suo scempio è stata causata probabilmente da un intervento di assottigliamento e spianatura della tavola nel Settecento o nell'Ottocento.
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