Lettere al sindaco, rivolta contro il palazzo all'asta «Salvate il Museo dei Martinitt». L'appello al sindaco e ai vertici del Pio Albergo Trivulzio, proprietario dell'immobile, è sorto spontaneo dopo la notizia che il Pat ha fatto valutare lo stabile inserito in un elenco di palazzi da vendere per dare ossigeno ai conti in rosso dell'ente. Se non sarà vendita, si sta comunque pensando di cambiare sede al sito espositivo. Una valanga di mail con firme trasversali: docenti, singoli cittadini, rappresentanti di associazioni, ex ospiti dell'orfanotrofio che ha fatto un pezzo di storia della città. La prima rassicurazione arriva dalla presidente del Trivulzio, Laura Ferro: «Il Museo dei Martinitt non chiuderà. Nelle effettive intenzioni del cda del Pat ci sono invece il mantenimento e la valorizzazione delle attività culturali del museo attraverso lo spostamento in una sede più idonea che lo collochi all'interno della rete museale di Milano. Per questo si svolgerà un incontro con la Direzione cultura del Comune già in programma per il prossimo 20 febbraio». Insomma: chiudere no; trasferire, sì. Anche perché, come accusa la Ferro, «il Museo dei Martinitt rappresenta per il Trivulzio una costante voce di spesa di circa 240 mila euro annui a fronte di un incasso minimo dal momento che l'ingresso alle sale è libero e che i principali visitatori sono scolaresche». Fra l'altro, come fa notare anche Francesca Floriani, componente del cda e delegata ai rapporti con il museo, «la struttura non necessita di grandi spazi e quindi potrebbe trovare una collocazione adeguata altrove». Ma ecco il vero nodo della vicenda: qualora venisse trasferito il museo (ipotesi sulla quale c'è comunque stata la levata di scudi di molti milanesi, convinti del fatto che il museo debba restare nella sede di corso Magenta 57 che era un pezzo dell'orfanotrofio), rimane il nodo sul futuro di questo stabile. Anche perché la società Abaco ha fatto una valutazione di poco più di 6 milioni di euro, una cifra che qualcuno considera un po' bassa considerato il fatto che siamo in una zona centralissima ed elegantissima di Milano, a due passi da Santa Maria delle Grazie. Né si può trascurare il fatto che, per ristrutturare l'immobile, arrivò una donazione straordinaria di un ex Martinitt che poi ha fatto fortuna: Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, benefattore rimasto finora volutamente nell'ombra e non contento del fatto che il suo nome sia stato reso noto. Le domande sono: perché spendere due milioni di euro per realizzare un museo nato solo quattro anni fa con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, che adesso viene trasferito? E perché ristrutturare con quei soldi un immobile che adesso potrebbe venire venduto (o svenduto, a seconda dei punti di vista)? Oggi si riunisce il cda del Pat che, prima, avrà un incontro con i rappresentanti di Abaco, per avere chiarimenti sulla stima presentata. Poi si vedrà. L'assessore comunale Pierfrancesco Majorino garantisce che «qualsiasi ipotesi sull'immobile deve garantire la prosecuzione dell'attività museale» ed è convinto del fatto che «chiudere il museo sarebbe una follia. Semmai bisogna capire come renderlo di più patrimonio della città».