Rinvenuta sulla sponda sinistra del fiume la preziosa teca con le reliquie di San Mercurio martire. Il manufatto risalente al 1700 era sparito qualche giorno fa da un altare delle Cappuccine. Nessuno si era accorto del furto Albaredo d'Adige: reliquiario di San Mercurio, rubato nella chiesa della Cappuccine a Cologna Veneta, ritrovato sulla riva del fiume Adige Albaredo. È stata trovata ieri mattina, sull'argine dell'Adige, l'urna con le reliquie di San Mercurio martire, trafugata alcuni giorni fa dalla chiesa delle Cappuccine di Cologna. Durante i sopralluoghi dell'ispettore onorario della Soprintendenza sulla golena del fiume, per verificare se emergano reperti o altri oggetti di valore storico dagli scavi compiuti dal Genio civile di Verona per il ripristino dell'area arginale, è stata fatta una scoperta davvero sorprendente. Lungo la sponda sinistra dell'Adige, mezza nascosta dall'erba e dalla brina del mattino, giaceva la teca di un prezioso reliquiario del Settecento, in legno intagliato e decorato in foglia d'oro, rubato con tutta probabilità venerdì o sabato notte dalla chiesetta di San Pietro di proprietà delle casa di riposo Cologna. Il rinvenimento è avvenuto attorno alle 8.30. «Al di là di una rete da cantiere», riferisce l'ispettore Gianni Rigodanzo, «ho intravisto una cassa di legno, pezzi di vetro e alcuni fagottini di stoffa. Sono sceso lungo la riva per vedere meglio e ho capito che si trattava di un reliquiario». Con ogni probabilità, la teca è stata rubata alcune sere fa da un altare ed è stata gettata giù dalla scarpata dagli stessi ladri, una volta che hanno sottratto i preziosi contenuti. Un'altra ipotesi è che i malviventi abbiano deciso di liberarsene quando hanno giudicato privi di valore gli oggetti presenti all'interno. Si tratta di una cassa di legno di un metro di lunghezza per 50 di larghezza. All'interno della teca, rivestita di tessuto damascato, vi sono cinque ostensori, disposti in modo simmetrico, danneggiatisi durante la caduta. Ai lati vi sono due coppe in legno dorato che contenevano frammenti del corpo del martire oppure oggetti appartenuti al santo. In un supporto era presente anche un'ampolla con il sangue del defunto, che è finita in pezzi. Le coppe erano chiuse da cilindri di vetro soffiato, di cui uno solo si è salvato. A fianco delle coppe sono disposte due alzate, anch'esse finemente decorate, che sostenevano le ossa del santo, avvolte in garze e chiuse da nastri raffinati. Al centro, un reliquiario con il teschio di San Mercurio. Il teschio contiene frammenti ossei originali incastonati ad integrazioni realizzate artigianalmente. Un'iscrizione su carta riporta: CORPUS S.XPTI MARTYRIS MERCURII. L'urna era chiusa da un vetro, sigillato con la ceralacca ai quattro lati, a testimonianza del valore di quanto contenuto e dell'inviolabilità del manufatto. Questo accorgimento, evidentemente, non è servito a fermare i malintenzionati. Subito dopo il ritrovamento è partita la segnalazione ai carabinieri di Ronco e alla Soprintendenza ai Beni artistici di Verona. Del caso si sta occupando il magistrato Francesco Rombaldoni, che coordina le indagini. Sebbene nessuno avesse fatto denuncia di furto fino a ieri, risalire alla chiesa visitata dai ladri non è stato difficile. San Mercurio non è un martire molto conosciuto nel nostro territorio. Era a capo di una legione romana di stanza in Sicilia nel III secolo dC. Si convertì al cristianesimo a Lentini, dopo che ebbe conosciuto i tre fratelli Alfio, Filadelfio e Cirino. Il prefetto di Taormina Tertullo lo fece uccidere nel 250. I militari guidati dal maresciallo Nico Bernabei hanno compiuto un sopralluogo nella chiesa di San Pietro e hanno avuto conferma dei sospetti. L'iscrizione sull'altare dedicato alla Madonna di Pompei era la medesima del cartoncino presente nell'urna. I carabinieri hanno scoperto inoltre che i ladri erano penetrati nella chiesa attraverso il chiostro delle monache. Per entrare, avevano rotto il lucchetto di una cancellata d'ingresso. «È proprio il reliquiario di San Pietro», ammette il presidente dell'Ipab Mario Facchetti. «Purtroppo non ci eravamo accorti di nulla perché la chiesa è chiusa al pubblico e non è dotata di allarme. Fortunatamente la teca è stata ritrovata». Questo episodio mette in luce, per l'ennesima volta, quali siano le condizioni di degrado ed abbandono in cui versa una delle testimonianze barocche più ricche e significative del Veronese. Paola Bosaro
ALBAREDO e COLOGNA. Reliquiario in riva all'Adige. Era stato rubato in una chiesa
Ieri mattina, lungo la riva sinistra dell'Adige, è stata trovata una teca di legno intagliato e decorata in foglia d'oro, contenente reliquie di San Mercurio martire. La teca era stata rubata dalla chiesa delle Cappuccine di Cologna Veneta alcuni giorni fa. L'ispettore Gianni Rigodanzo ha scoperto la teca durante un sopralluogo per verificare se emergessero reperti o oggetti di valore storico. La teca era chiusa da un vetro sigillato con la ceralacca ai quattro lati, a testimonianza del suo valore.
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