«Stabilito il compenso per Vittorio Sgarbi, nominato nei giorni scorsi alto commissario per la Villa del Casale di Piazza Armerina. Il noto critico d'arte percepirà 51 mila euro (lordi) l'anno, oltre al rimborso di tutte le spese. La giunta ha approvato la proposta economica presentata dall'assessore ai Beni Culturali Alessandro Pagano, ma la delibera ha avuto una coda polemica. L'assessore al Bilancio, Salvatore Cintola ha detto chiaramente: "Pagano non mi chieda soldi, provveda con fondi del suo assessorato a sostenere questa spesa". La replica dello stesso Pagano: "Cintola non deve mettere un euro, la legge prevede che sia lo stesso Comune di Piazza, con i proventi della vendita dei biglietti, a provvedere. Il compenso di Sgarbi è pari alla retribuzione accessoria dei dirigenti generali della Regione."» Quello appena riportato è il testo di un trafiletto comparso alla pagina 5 del Giornale di Sicilia di sabato 26 febbraio e sfuggito ai più. Cosa emerge da questa brevissima di cronaca? Alcune cose chiare. La prima. L'alto commissariato sembra essere figlio di NN. Voluto da Granata, poi rifiutato da Pagano, imposto da Cuffaro, quindi dal governo regionale intero non senza mal di pancia dello stesso Pagano e, adesso, al momento di parlare di cose concrete, cioè del compenso, ripudiato nuovamente dal governo regionale che, attraverso il titolare del bilancio chiude i cordoni della borsa e attraverso il titolare dei beni culturali, scarica il figlio non voluto al comune di Piazza che dovrebbe farsi carico dell'adozione. L'affermazione dell'assessore Pagano è ambigua e lascia spazio a scontri istituzionali e polemiche. Vediamo perché. L'articolo con il quale è stato istituito l'alto commissariato prevede - come abbiamo già scritto nel post-it 20 - che il compenso del commissario, stabilito nel decreto di nomina, sarà pagato con le somme provenienti dal 30 degli incassi dei biglietti della Villa stessa che competono, per legge, al comune. Al tempo stesso l'articolo prevede che «non si applica al Comune di Piazza Armerina il limite del 30 percento dei proventi derivati dalla vendita dei biglietti di accesso» e che il nuovo più elevato limite deve essere stabilito nella convenzione la quale dovrà essere stipulata entro due mesi. Appare chiaro che il combinato disposto - come direbbero i giuristi - delle due affermazioni porta alla conclusione che i costi della nuova figura che oggi sappiamo essere di 51 mila euro (netti a a Sgarbi circa la metà) più rimborsi, cioè, per tenersi larghi, circa 80 mila euro l'anno rappresenterebbero la percentuale in più che l'assessorato regionale riconoscerebbe, nel quadro della convenzione, al comune di Piazza. D'altra parte non potrebbe che essere così, poiché l'alto commissario è temporaneamente un funzionario della regione e non può essere pagato da un comune. L'assessore Pagano, invece, dice che i costi saranno a carico del Comune. Vuol dire che dovranno essere estrapolati dal 30 che già compete all'ente locale? E se così fosse, sarebbe legittimo dato che la legge prevede una ben precisa destinazione di quel 30? E accetterebbe il Consiglio comunale di far pagare al comune un capriccio di Granata e Cuffaro? E la Corte dei conti, cosa avrebbe da dire in questo caso? Nel gioco del cerino acceso, altra metafora con la quale si può descrivere la vicenda, pare che il predestinato a bruciarsi le dita sia proprio il comune di Piazza. La seconda cosa chiara: la difficoltà con la quale sta andando avanti l'attivazione dell'alto commissariato rischia di mettere a repentaglio il finanziamento. Anche in questo caso è necessario riepilogare i fatti e provare e simulare i tempi. È stato chiarito che i 18,6 milioni di euro previsti dalla misura 2.01 - Azione B - del P.O.R. Sicilia 2000-2006 si perderanno se non ci sarà un creditore certo entro il 2006. questo vuol dire che entro metà di dicembre di quell'anno dovrà essere stipulato il contratto con una impresa dichiarata vincitrice di una gara d'appalto. Questo significa, ancora, che, grossomodo, entro giugno 2006, il progetto dovrebbe andare alla regione per l'emanazione del decreto di approvazione e finanziamento, indispensabile per pubblicare il bando di gara. Il progetto, dal momento che Sgarbi continua ad ignorare quello elaborato dal Centro regionale del restauro, però, non c'è. E non c'è, ad oggi, neanche un alto commissario operativo. Dal momento in cui verrà pubblicata in Gazzetta la decisione del governo relativa al compenso di Sgarbi, infatti, potranno passare due mesi perché venga stipulata la convenzione tra comune e assessorato. Nella più rosea delle ipotesi, ciò significa che l'alto commissario potrà cominciare ad operare a partire da maggio. Secondo l'articolo di istituzione Sgarbi potrà avvalersi solo degli «uffici della sovrintendenza di Enna nonché degli altri uffici interessati, anche appartenenti ad amministrazioni locali», cioè, probabilmente, della struttura del Museo regionale della Villa e degli uffici del Comune e della Provincia. Non potrà, cioè, né affidare incarichi esterni (e non entriamo, per il momento, in questo tema), né avvalersi di altri uffici appartenenti all'amministrazione regionale dei beni culturali, come quel tanto vituperato Centro regionale del restauro che per anni ha raccolto dati sulla villa e sul degrado dei mosaici e degli affreschi, che ha laboratori indispensabili per monitorare l'esecuzione dei lavori e che, in sintesi, ha oggi il maggior know-how sul monumento. Il progetto, secondo la normativa regionale vigente, dovrà obbligatoriamente essere dotato, propedeuticamente, di indagini specifiche, cioè, prima della sua elaborazione, dovranno essere acquisiti dati scientifici sulle cause dei degradi (dati, peraltro, che sono già in possesso del Centro regionale e che, verosimilmente, sono stati posti alla base del progetto accantonato da Sgarbi). Occorrerebbe capire poi, se l'assessorato intenderà sottoporre, come logico, un progetto di tale rilevanza al Consiglio regionale dei Beni Culturali, passaggio che implicherebbe almeno un paio di mesi ulteriori. Appare chiaro, dunque, che un progetto di così elevata rilevanza e delicatezza, dovrebbe essere redatto dal personale degli uffici che prima ricordavamo, in circa otto mesi e che, in tale periodo, dovrebbero anche essere studiati i risultati delle indagini svolte oppure commissionate ed eseguite ulteriori analisi. Ce n'è abbastanza per sollevare qualche timore sulla capacità della macchina voluta da Granata e messa in posta da Cuffaro di raggiungere l'obiettivo, in una situazione, peraltro, così confusa. A marzo 2005 siamo dunque più in ritardo di quanto si era ad aprile 2004, quando l'arch. Guido Meli presentò a Piazza il progetto definitivo di restauro della villa che avrebbe dovuto completare (e certamente avrebbe completato) entro settembre 2004, se nel frattempo non fosse successo tutto quello che è accaduto. Post scriptum. 28 febbraio. Uno dei nostri attenti lettori ci ha fatto osservare che nella versione finale approvata dall'Ars e pubblicata sulla GURS, l'articolo di istituzione dell'alto commissariato è stato modificato. In particolare Sgarbi potrà, come previsto avvalersi degli «uffici della sovrintendenza di Enna nonché degli altri uffici interessati, anche appartenenti ad amministrazioni locali» che faceva supporre il coinvolgimento della struttura del Museo regionale della Villa e degli uffici del Comune e della Provincia, ma solo degli «uffici della sovrintendenza di Enna» il che conferma ulteriormente le nostre preoccupazioni dal momento che i tecnici di quegli uffici sono normalmente oberati dalla gestione dell'intero territorio della provincia.