Un ministro uscente, il ministro "tecnico" Ornaghi, si troverà a firmare alcuni rilevanti incarichi dirigenziali solo pochi giorni prima della tornata elettorale (altre nomine sono state formalizzate nelle ultime settimane presso Enti e Istituzioni vigilati). Con circolare n. 21 del 15 gennaio scorso sono stati modificati i termini delle scadenze, anticipando così le nomine in ben otto strutture dirigenziali generali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, due ad interim, con decorrenza 1 marzo prossimo (direzione generale degli Archivi di Stato e direzione regionale della Puglia), ovvero dopo le prossime elezioni politiche, e ben sette, con decorrenza 15 febbraio, per le direzioni regionali della Basilicata, del Lazio, della Liguria della Lombardia, del Piemonte e della Sardegna. Quale la motivazione di una così singolare celerità? Forse, assicurare qualche incarico non facilmente rinnovabile altrimenti? Vi è da chiedersi ancora, se il Tecnico Ornaghi sia consapevole di una simile scelta (gli incarichi dureranno fino al 14 febbraio 2016) che va ad imporsi fortemente su chi gli succederà, fra poche settimane sulla poltrona del Collegio Romano o se, come si mormora, sia preda del Palazzo. Un'ennesima dimostrazione di un Paese che non vuole cambiare.