Sono venute alla luce durante i lavori di rifacimento dell'unica navata della chiesa di Sant'Andrea a Fossalta Durante il rifacimento della pavimentazione dell'unica navata della piccola chiesa di Sant'Andrea Apostolo a Fossalta, frazione del comune di Copparo, sono riemerse alcune antiche sepolture nobiliari, ora integrate e lasciate a vista nel nuovo pavimento. Mercoledì 6 febbraio, alle ore 21, rappresentanti del Comune e degli enti coinvolti presenteranno il risultato dei lavori nella chiesa di Sant'Andrea Apostolo, con la proiezione di un breve filmato che documenta il ritrovamento. Saranno presenti Nicola Rossi, sindaco di Copparo, Marco Mazzali, vicesindaco di Copparo, Martina Berneschi, assessore all'Associazionismo e Volontariato, Sport, Politiche Giovanili, Pari Opportunità, Barbara Pazi, architetto incaricato dei lavori, Gabriele Pivari, architetto della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, Mario Cesarano, archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna e Alain Rosa, assistente tecnico della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna I lavori, seguiti dall'architetto Barbara Pazi, hanno richiesto l'intervento sia della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna (archeologo Mario Cesarano, assistente tecnico Alain Rosa) che della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Ravenna Ferrara Forlì Cesena e Rimini (architetto Gabriele Pivari). Le operazioni di scavo, coordinate da Rosa ed eseguite con l'aiuto dei volontari del'Avip locale e dei parrocchiani, hanno messo in luce due tombe chiuse da lastre di marmo di particolare pregio, recanti stemmi nobiliari e le due date di realizzazione, il 1600 e il 1753. I lavori hanno consentito di acquisire dati estremamente interessanti relativi all'impianto post-medievale della chiesa. Rimossa la pavimentazione realizzata nel 1902, oltre alle lastre tombali, è venuto alla luce un muro parallelo alla navata, con ossuari e sepolture a piccole volte realizzate in mattoni. Non avendo trovato elementi certi per datare il muro o gli ossuari, rimane valido quale terminus ante quem la data dell'anno 1600 (M.D.C.), incisa su una delle lastre di marmo.