TORINO - Urban Center con Repubblica e l'Ordine degli Architetti promuove una serie di incontri su spazi, edifici e trasformazioni della metropoli Una serie di dibattiti pubblici per sondare lo stato di salute del patrimonio architettonico torinese del XX secolo, conoscere le opere di salvaguardia e valorizzazione previste o realizzate, approfondire i casi critici, tra abbandono e trasformazione. E per suscitare un dibattito che alla sterile polemica anteponga la creazione di consapevolezza tra i cittadini. Partendo dal presupposto che l'architettura del Novecento stenta a entrare nell'immaginario collettivo, che molti hanno difficoltà a riconoscervi uno stile. Nasce da queste considerazioni "Architettura del Novecento a Torino. Restauro, riuso e memoria", ciclo organizzato da Urban Center, con la collaborazione di "Repubblica", patrocinato dall'Ordine Architetti di Torino, che prende il via domani alle 18 nella sede di piazza Palazzo di Città e prosegue fino a metà aprile. "Patrimonio e autorità tra tutela, gestione e trasformazione" è il titolo del primo incontro, in cui intervengono Rosalia Vittorini, presidente di Do.co.mo.mo Italia (centro di documentazione e conservazione degli edifici e dei complessi urbani moderni) e docente all'Università di Tor Vergata, e Stefano Musso, ordinario di Restauro a Genova. Introduce e coordina il vicedirettore di Urban Center Antonio De Rossi, hanno confermato la presenza in sala il soprintendente ai beni architettonici Luca Rinaldi, l'assessore all'Urbanistica Ilda Curti, il presidente dell'Ordine Architetti Riccardo Bedrone. «Il nodo cruciale è cercare di capire chi ha l'autorità di decidere in materia e come si forma la decisione dice il numero uno di Urban Center Carlo Olmo È nostro intento costruire per una volta un'idea di memoria collettiva, che deve stare alla base del processo decisionale. Chi decide deve anche condividere: si deve sapere ascoltare i cittadini, le associazioni, la chiesa, coinvolgere le parti in un progetto culturale. Se nelle città non si costruisce un'idea di patrimonio e di memoria, tutti diranno sempre e solo dei no». Al centro del dibattito del 20 febbraio sulle "Fabbriche", la sede della Società Automobili Diatto di via Frejus, in via di radicale trasformazione. Al posto del complesso liberty firmato nel 1905 da Pietro Fenoglio, proprietà del Fondo Città di Torino, di recente occupato dai "vicini" del centro sociale Gabrio, è previsto un complesso residenziale, al cui progetto stanno lavorando Franco Cucchiarati e Paolo Cavaglià. Con i progettisti, intorno al tavolo Cristiana Chiorino (Do.co.mo.mo Italia), Luca Gibello, caporedattore de "Il Giornale dell'Architettura", e Silvio Barbieri, del Fondo Città di Torino. Tra i casi da affrontare, anche la Centrale del Latte di via Filadelfia, edificio di metà '900 che rischia di essere abbattuto, privo di vincolo di tutela della Soprintendenza, la sede delle Cartiere Burgo di San Mauro, opera di Niemeyer, che l'azienda lascerà, e l'ex Moi, di cui sarà abbattuto circa l'80 per cento. Si prosegue il 6 marzo affrontando il capitolo "Cinema e teatri": al centro dell'incontro, cui partecipano la docente di restauro Susanna Caccia e l'imprenditore cinematografico Lorenzo Ventavoli, l'ex Teatro Scribe di via Verdi. Divenuto nel 1925 "Teatro di Torino" per iniziativa del finanziere e mecenate Riccardo Gualino, bombardato nell'ultima guerra, doveva entrare nel Cineborgo annesso al Museo del Cinema, ma il progetto (che doveva comprendere anche il Museo della Radio, archivi e altre funzioni relative alla tradizione radiotelecinematografica della città) non ha avuto seguito. Si parlerà anche di Torino Esposizioni, il complesso cui ha lavorato Pierluigi Nervi, ancora in cerca di destinazione, e di esempi come il cinema Ideal, che non è degradato ma la cui immagine è compromessa dalla cattiva e fredda illuminazione al neon. Il 18 marzo, nella puntata dedicata agli "Uffici", è di scena Palazzo Gualino, l'edificio di corso Vittorio Emanuele progettato nel 1928 da Gino Levi Montalcini e Giuseppe Pagano Pogatschnig, già sede degli uffici di Gualino e quindi di Giovanni e Umberto Agnelli, oggetto di un restyling che ha suscitato un acceso dibattito (sulla nuova, controversa destinazione residenziale si è svolto a luglio un forum nella redazione di Repubblica). Partecipano la storica dell'architettura Michela Rosso, Armando Baietto, autore del restyling, e Gerardo Fiore di Gesco Impresit. Si conclude a metà aprile con "I grandi contenitori", al centro il Palazzo del Lavoro di Nervi, caso emblematico di scarsa attenzione verso i capolavori dell'architettura moderna: dopo diversi progetti mai andati a buon fine, diventerà un grande centro commerciale. A parlarne qualcuno grida allo scandalo, per la destinazione non certo aulica il progettista Alberto Rolla e il promotore immobiliare Stefano Ponchia (è attesa la conferma di Franz Graf, docente all'Epfl di Losanna). Tutti gli incontri iniziano alle 18, info www. urbancenter. to. it.