L'ATLETA ellenistico volerà in Germania per un'importante mostra aperta fino a maggio. Poi tornerà a Roma. Nella sala al piano terra sarà sostituito da un video che ne racconta le gesta e descrive la bellezza, e il dramma, delle gocce di sangue in rame impresse sul volto tumefatto. «Abbiamo concesso il prestito viste le ottime condizioni del bronzo e le straordinarie misure di sicurezza nel trasporto offerte da Francoforte » dice Rita Paris, direttrice del museo della Soprintendenza archeologica statale. L'allestimento delle quattro lunette, provenienti da una tomba scavata a Morlupo agli inizi del '900, andrà invece ad impreziosire la già ricca galleria di pitture del museo di piazza dei Cinquecento. Gli affreschi si trovavano ai 4 angoli di un sepolcro del primo secolo a. C. Due raffigurano anatre, passeri e recipienti in vetro perfettamente raffigurati, simboli di una prosperità ben augurale per l'aldilà. Nelle lunette che si trovavano sopra i giacigli, appare invece una figura femminile alata e, in quella più grande (lunga due metri), ecco che il pennello dell'anonimo pittore romano da descrittivo diventa evocativo. Il mito è quello di Leandro che, per raggiungere Ero, attraversa a nuoto l'Ellesponto seguendo la lanterna che l'amata ha messo sulla torre. La notte è buia e tempestosa. La luce improvvisamente si spegne. E così la vita di Leandro che, perso il suo faro, affoga nel tragitto. Seguito subito dopo da Ero che, pazza di dolore, si toglie la vita. Rimasto per un secolo nei depositi, il bellissimo affresco è stato restaurato nei laboratori della Soprintendenza e dal 2008 a gennaio è stato esposto, con le altre tre lunette, all'Altes Museum di Berlino. Ora ha trovato un suo posto stabile tra i capolavori della pittura romana.