Il progetto della Repower prevede 16 aerogeneratori nella zona di Monte Fontanini a Pontremoli PONTREMOLI Eolico si o eolico no? La questione è complessa, sul piatto della bilancia gravano tanti fattori che vanno analizzati e soppesati con attenzione; si scontrano da un lato l'esigenza di ottenere energia attraverso una fonte pulita e rinnovabile e dall'altro il similmente rilevante bisogno di salvaguardare il paesaggio ed il territorio dai cosiddetti "ecomostri". E se questo vale sul piano generale, il discorso s'infiamma esponenzialmente quando esiste la prospettiva di vedersi spuntare delle "pale" nell'orizzonte del proprio territorio. E così anche Pontremoli e la Lunigiana tutta, i cui crinali da alcuni anni sono diventati appetibili dai costruttori di aerogeneratori (questo il nome tecnico delle pale eoliche), si trovano di fronte a questo amletico dilemma. La dicotomia tra "quelli sono scempi ambientali" e "così si realizza energia pulita" è esplosa anche nella Città del libro quando c'è stata la presentazione pubblica del progetto per la realizzazione di un parco eolico in località Monte Fontanini, illustrato da Clara Risso e Davide Serani, responsabili del progetto portato avanti dalla società svizzera Repower specializzata in produzione di energia. Un interessamento, come ha giustificato Serani, legato al fatto che il crinale appenninico lunigianese e pontremolese in particolare, è tra i più importanti del centro nord per quanto concerne i rilevamenti anemometri (la velocità del vento). È stato infatti misurato, nella zona che verrebbe interessata dall'eventuale futuro parco, in circa un anno di studio una ventosità piuttosto costante sia come velocità che come direzionalità garantendo circa 2.200 2.400 ore di vento annue. Il Parco sarebbe composto da 16 aerogeneratori, con un'altezza massima 108 metri e di un raggio della pale massimo di circa 115 metri. La realizzazione delle opere prevede la costruzione di alcune piazzole per l'atterraggio di elicotteri (20x45) e di una strada di 4 5 metri di larghezza per permettere la comunicazione tra i vari aerogeneratori. Il collegamento dell'energia con il centro di distribuzione dell'Enel, situato nel centro di Pontremoli, sarà effettuato tramite un elettrodotto a 132 kV della lunghezza di circa 12 km. Il primo tratto in uscita sarà aereo e avrà una lunghezza complessiva di circa 10 km. Il secondo tratto, fino alla Cabina di Pontremoli, sarà interrato ed avrà una lunghezza di circa 2 km. La produzione di energia è stata stimata attorno a 120 GWH annui, pari al consumo di elettricità di circa 45.000 famiglie. E importanti sarebbero le ricadute sul territorio per quanto concerne l'aspetto economico; infatti i lavori che dovrebbero partire nel settembre 2014 (se il progetto otterrà tutte le autorizzazioni previste) vedrebbe l'impegna di circa un centinaio di persone come manodopera per la realizzazione del parco. Manodopera che verrebbe assunta, sottolineano i responsabili, principalmente tra la popolazione locale. La società garantirebbe, concordati con l'amministrazione, alcuni interventi strategici per valorizzare il territorio. Inoltre garantiscono che anche dal punto di vista ambientale paesaggistico l'impatto sarà minimo «dal centro di Pontremoli si vedrà un solo aerogeneratore perché l'area del Parco è coperta da un promontorio. L'unica zona in cui si avrà un effettivo riscontro visivo sarà dalla frazione di Gravagna». Parole rassicuranti che però non hanno convinto alcune associazioni ambientaliste e non (Farfalle in Cammino, Lipu, Italia Nostra, Cai sezione Pontremoli, Gruppo Ametista per l'ambiente Borgo Taro, La Luna sul monte) che hanno manifestato con la diffusione di alcuni volantini di protesa. «Giù le mani dalle nostre montagne - è la protesta categorica delle associazioni - l'eolico sui crinali appenninici è una scelta sbagliata». E motivano con tre aspetti questo aspro dissenso: il primo è legato allo «snaturamento dei crinali montani provocato da pesanti interventi per collocare gli impianti»; il secondo per «l'impatto paesaggistico devastante, con conseguenze anche per l'avifauna»" e infine la «compromissione del potenziale turistico e forte deprezzamento del patrimonio immobiliare». RiccardoSordi