I proprietari dei fabbricati di Lido Rossello, dopo quello di Scala dei Turchi, all'attacco Hanno presentato un ricorso al Tar contro l'ordinanza di demolizione emessa dal sindaco Puccio i due fabbricati che avrebbero dovuto essere demoliti nei ... Realmonte. La «ribellione degli ecomostri». Non è il titolo di un nuovo fumetto, ma quanto sta accadendo e accadrà nei prossimi mesi intorno alla sorte dei fabbricati abusivi, sorti negli scorsi decenni tra il Lido Rossello e la Scala dei Turchi. In sintesi: dopo che la Procura della Repubblica di Agrigento aveva «invitato» i sindaci a disporre la demolizione degli ecomostri sparsi per la provincia, tra i primi a rispondere fu il sindaco realmontino Piero Puccio. Prese carta e penna, e ordinò la demolizione di entrambi i fabbricati abusivi. Ma siccome ognuno ritiene di avere ragione sempre e ritiene giusto ottenerla - la ragione - in ogni sede - ecco che il Comune si è visto presentare una dopo l'altra l'istanza di ricorso al Tar. Prima la Scatur per il fabbricato di Scala dei Turchi, poi le famiglie - tra le quali quella di un aassessore comunale, dimessosi qualche giorno fa, ma d'accordo col sindaco nel demolire - interessate da anni ai due scheletri di Lido Rossello si sono rivolti al tribunale amministrativo regionale di Sicilia, per opporsi all'ordinanza di demolizione emessa dal Comune. Morale: l'amministrazione comunale ha già dovuto rivolgersi a un avvocato -Calogero Lo Giudice - per resistere al Tar al ricorso presentato per il fabbricato della Scala. E dovrà adesso fare altrettanto, probabilmente con un altro avvocato, per fare respingere il ricorso anche per gli altri immobili da demolire. Si tratta di scheletri abusivi incompiuti sulla spiaggia di Lido Rossello, che deturpano da circa vent'anni un tratto di costa di particolare pregio paesaggistico ed ambientale, e che sono state oggetto delle stesse denunce e segnalazioni di Legambiente, per i quali il Cga ha sancito la definitiva insanabilità e il 25 marzo 2004, la Soprintendenza di Agrigento negava il relativo nullaosta pronunciandosi negativamente in merito alla sanatoria dei due immobili. Secondo la procura l'edificazione degli edifici sopra menzionati è avvenuta sin dall'inizio in assenza di un titolo realmente abilitante rispetto alla realizzazione dei lavori, e che, da ultimo l'attività costruttiva vera e propria è stata realizzata dopo l'apposizione del vincolo e che proprio l'esistenza di tale vincolo ha giustificato la valutazione negativa di compatibilità paesaggistica delle opere abusive realizzate. Appreso del nuovo ricorso al Tar, il Comune adesso dovrà correre ai ripari per non vedere vanificata la celerità nell'emettere l'ordinanza di demolizione. Francesco Di Mare 02022013