Beni culturali dimenticati. L'associazione «Enna nostra» reclama interventi per l'unico reperto storico del genere rimasto da tutelare Il presidente della società "EnnaNostra", Paolo Parrino, ha inviato una lettera al sindaco Paolo Garofalo, e alla soprintendente ai Beni culturali, Fulvia Caffo, sottolineando lo stato di degrado raggiunto da uno dei reperti storici della città, l'unica antica porta d'ingresso, che ancora sopravvive. La Porta di Janni Scuru, l'unica porta, di quelle che si ricordano - scrive Paolo Parrino - le altre porta, come Porta Palermo o Porta Regia dalla quale sembra facessero ingresso i re; Porta di San Calogero o di Porto Salvo, Porta Pisciotto protetta da numerose torri poste a difesa della città, Porta Papardura, Porta Kamut e Porta Cerasa che erano poste a guardia della città, è l'unica rimasta come memoria della millenaria storia di Enna. La Porta di Janni Scuru o di Cannataro, così detta perché il luogo era ricco di fonti d' acqua, che da porta eretta a protezione della città si trasformò in porta daziaria o doganale, oggi è ricca di ogni tipo di spazzatura. Abbiamo trovato di tutto quanto può trovarsi in una discarica pubblica: sacchetti di spazzatura, mobili dismessi, carcasse di elettrodomestici e materiali di risulta di ogni genere; tutto questo senza che gli organi preposti alla pulizia abbiano tentato di bonificare il territorio. La zona sembra completamente abbandonata eppure non molti anni addietro essa è stata oggetto di un progetto di recupero ambientale, che interessava le zone archeologiche di Janniscuro e di Papardura, che aveva come obiettivo la loro conservazione, realizzato con fondi europei nell'ambito dei programmi Por con progetto e direzione dei lavori della Soprintendenza per i beni culturali e a ambientali di Enna. Le erbacce, i rovi, gli arbusti cresciuti in ogni luogo, regnano sovrani. Le opere di protezione, le ringhiere, gli impianti di illuminazione ed i fari a terra che illuminavano le pareti rocciose sono stati gravemente danneggiati e distrutti dai vandali. Molto probabilmente spazi pubblici, di valenza archeologica, sono stati occupati e cintati da privati. Il luogo, nonostante tutto, presenta un fascino particolare e, sicuramente, può essere annoverato fra i tracciati pedonali più suggestivi della Provincia, e non solo. L'aspetto negativo è rappresentato, però, dall'abbandono più profondo in cui versano Porta, percorsi, pendici, aggrottati: tutti abbandonati a se stessi. Eppure i percorsi, dei quali il più rappresentativo è costituito da una bellissima gradonata che porta ed attraversa la Porta Janni Scuru, con pavimento in ciottoli da fiume e bordi in pietra lavica, in parte dismessi; le grotte di grande interesse archeologico, le pendici, le fonti d'acqua, rappresentano pur sempre uno dei più bei percossi in cui traboccano storia e archeologia. Enna, e la zona Janni Scuru, è un mirabile esempio di una civiltà che, inizialmente rupestre, si è evoluta e trasformata sino a diventare una delle quattro città cantonali della Sicilia. «Vogliamo far presente alle autorità competenti - conclude Paolo Parrino - che è necessario intervenire adeguatamente ed in tempi brevi per la salvaguardia di tanti beni storici e archeologici perché le opere di recupero, con fondi derivanti dai Por, o da altri fonti di finanziamento, non basta realizzarle; ma poi è altrettanto importante conservarle e valorizzarle. Non possiamo dare l'impressione che siamo soltanto capaci di sprecare i soldi della Comunità europea, ma dobbiamo dimostrare che siamo in grado di mettere a frutto quanto ci viene concesso». F. g. 02022013
SICILIA - Janniscuro si sgretola, un patrimonio disperso
L'associazione Enna nostra ha inviato una lettera al sindaco e alla soprintendente ai Beni culturali di Enna, Paolo Garofalo e Fulvia Caffo, per denunciare lo stato di degrado della Porta di Janni Scuru, l'unica porta storica rimasta della città. La porta, che è stata utilizzata come porta daziaria e doganale, è stata gravemente danneggiata e coperta di spazzatura. L'associazione richiede interventi per la sua salvaguardia e valorizzazione. La zona circostante è stata oggetto di un progetto di recupero ambientale, ma le opere di protezione e conservazione sono state danneggiate dai vandali.
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