I soldi, 102 mila euro, sono stati spesi, le delibere che a monte autorizzavano questa spesa ci sono, ma ciò che manca è quello che è stato realizzato con questi denari pubblici, presi dalle casse del Comune di Salemi. A Salemi, Comune della provincia di Trapani, i cui organi amministrativi e politici sono stati sciolti dal governo Monti per infiltrazione mafiosa, è diventato un caso il "Museo della follia", da queste parti lo chiamano il "museo fantasma". C'è un buco nero che ha inghiottito una bella somma servita a pagare l'artista e la relativa organizzazione, a Salemi l'investimento non ha lasciato assolutamente nulla, del "museo della follia" nessuna traccia. I commissari straordinari che gestiscono il Comune hanno chiesto conto e soddisfazione dell'operato al loro autorevole predecessore, al sindaco Vittorio Sgarbi, ma si sono sentiti rispondere in malo modo tanto che hanno deciso di investire del caso il Tribunale Civile di Marsala. È stato il famoso critico d'arte autore dell'invenzione artistica, da primo cittadino di Salemi. Dopo avere inaugurato il "Museo della mafia" (forse pensando che Cosa Nostra fosse oramai qualcosa di museale e invece proprio qui a Salemi gli investigatori hanno provato che la mafia aveva tanta vitalità da riuscire a condizionare l'attività amministrativa) Sgarbi si è dedicato a celebrare una forma artistica che prendesse spunto dai manicomi di una volta. Una "pazzia" che adesso è diventata un caso giudiziario. Il "museo della follia" non è che non esista, c'è, ma "vive" lontano da Salemi, la scorsa estate è stato inaugurato a Matera, e nemmeno per iniziativa del Comune di Salemi, ma sempre tutto sotto il controllo e per volere della Fondazione Sgarbi. Allarga le braccia il prefetto Leopoldo Falco che guida la commissione straordinaria. Non vuol parlare del caso, "è bene dice che eventualmente ne parlino altri uffici" (giudiziari ndr), sottolinea soltanto che quando si è cercata corrispondenza delle somme spese con quello che doveva essere stato realizzato, "del museo non si è trovata traccia". Anzi, "a Salemi dicono che fisicamente qui questo museo non è stato mai visto". Quando la commissione straordinaria ha chiesto alla Fondazione Sgarbi la restituzione delle opere ha avuto indietro qualcosa, "ma nulla di artistico e nulla che soprattutto possa avere un valore corrispondente alla somma spesa". La risposta del prof. Sgarbi alle richieste avanzate dal Comune del quale fu sindaco è stata oltremodo singolare, ha rivendicato il titolo di proprietà perché, ha sostenuto, fu sua l'idea di realizzarlo. "Macché proprietà del Comune di Salemi ha attaccato Sgarbi quelle opere sono tutelate dal diritto d'autore e quindi sono mie". La Fondazione Sgarbi, presieduta dall'ex vicesindaco di Salemi, Antonella Favuzza, spiega poi che l'idea tramutata in realtà dal Comune di Salemi era quella di creare un museo itinerante, e il "museo della follia" a Salemi non c'è perché itinerante. Intanto però alla causa civile si è aggiunta l'indagine penale, la procura di Marsala ha aperto una inchiesta e Sgarbi sarebbe già finito nel registro degli indagati per quella che sembra essere una balzana quanto costosa, per i cittadini di Salemi, rivendicazione di proprietà.