Il grande simbolo del Risorgimento dove ci si incontrava per costruire l'Italia MOLTI lo considerano uno dei tanti parchi degradati, tutti sperano che presto, come promette il Comune, tornerà a nuova vita. Quello che in pochi sanno è che il parco di Villetta Di Negro è un simbolo del Risorgimento italiano, «dove si riunivano intellettuali del tempo per parlare di letteratura, politica e costruire l'Italia», spiega Paola Traversone, della Soprintendenza dei beni storici e artistici della Liguria. È infatti uno dei siti cittadini su cui si è concentrata la Soprintendenza in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia. «Nel 2011 abbiamo restaurato quattro busti nel parco». E alla domanda sul degrado in cui li avevano scovati, fa un lungo sospiro: «Le opere erano in condizioni disastrose, come del resto tutto il parco. È un vero peccato spiega Ci siamo chiesti se valeva la pena intervenire, poi abbiamo deciso di provarci ». E oggi, quei busti, hanno ripreso dignità: «Li abbiamo puliti dalla sporcizia e dagli escrementi degli animali; li abbiamo consolidati dove erano fratturati, e poi lucidati e liberati dalla vegetazione che li aveva oscurati». Ora però «li guardiamo con apprensione, non possiamo nascondere la paura che tornino presto come li abbiamo trovati, che diventino basi per i colombi e oggetto di atti vandalici e scritte». Del resto il problema è antico e non riguarda solo Villetta Di Negro. «Ne avevamo discusso già con la scorsa amministrazione continua l'esperta Queste sono opere delicate, ma non possiamo metterle sotto un'ampolla di vetro. Non c'è altra soluzione se non quella del rispetto e della civiltà dei cittadini». Anche perché, continua, «la peculiarità di Genova sta proprio nel fatto di non avere parchi verdi che non siano anche storici, e quindi musei all'aperto: bisogna prendersene cura in maniera diversa. È giusto che siano usati come spazi di svago, ci mancherebbe, ma questa esigenza deve essere vissuta con responsabilità». Alle istituzioni, ammette, «sta il compito di curare di più i monumenti, perché se sono in ordine è più facile chiedere alle persone di rispettarli». All'ingresso di Villetta Di Negro, i quattro busti di Giuseppe Cesare Abba, Aurelio Saffi, Antonio Burlando e Antonio Mosto guardano, finalmente puliti e lucidi, verso piazza Corvetto: «Sono tutti orientati in direzione dell'ingresso del parco, a dialogare idealmente con la grande statua di Mazzini lì davanti » sottolinea Paola Traversone.