Che fine farà il patrimonio artistico del Monte dei Paschi di Siena? Tra i molti pregi di una banca così strettamente legata ad un territorio ed a una comunità c'è stato anche quello di una politica culturale non di rado alta e illuminata. Il Monte ha finanziato e sostenuto alcune delle più avanzate campagne di alfabetizzazione figurativa dei cittadini: penso, per esempio, alle mostre di Giovanni Previtali, Luciano Bellosi e dei loro allievi. Ma la catastrofe dei derivati e delle acquisizioni dissennate potrebbe farci assistere ad un drammatico ribaltamento di scena: vedremo forse sul mercato le opere di Pietro Lorenzetti, Sassetta, Domenico Beccafumi, Massimiliano Soldani Benzi, per non citare che alcuni degli artisti rappresentati nella collezione della banca? Messa così, sembra solo una macabra fantasia. Ma le cronache di questi giorni stanno accertando un'enorme mole di fatti che solo fino a ieri sarebbero sembrate illazioni gratuite, pura fantascienza. Sarà dunque il caso di porsi il problema, anche perché qualcosa di grave sta già accadendo. Alcune analisi apparse sulla stampa negli ultimi giorni hanno ricostruito la «svendita dei gioielli di famiglia» effettuata per tentare di tappare le voragini finanziare. Tra le operazioni considerate svantaggiose si sono elencate le cessioni di fondi finanziari, sportelli bancari e tenute agricole. Ma si è rammentata anche la vendita di Palazzo Portinari Salviati, la storica sede fiorentina della Banca Toscana, passata all'immobiliare Sansedoni (dal nome del palazzo senese in cui ha sede la Fondazione MPS) per la cifra (da saldo) di 44 milioni di euro. Il Palazzo, al numero 6 del Corso, è uno dei più importanti e celebrati di Firenze. Esso sorge sul luogo delle case dei Portinari: lì, nel 1274, Folco di Ricovero Portinari (il fondatore dell'Ospedale di Santa Maria Nuova) invitò a un pranzo di calendimaggio Alighiero di Bellincione. E chissà se c'erano anche i figli dei due, Beatrice e Dante. Nei secoli successivi quelle case dovettero ospitare straordinarie opere d'arte: come quelle fiamminghe (da Memling a Hugo van der Goes) che i Portinari importavano da Bruges, dove dirigevano la filiale del Banco mediceo. Il Palazzo di oggi, invece, è un pezzo straordinariamente pregiato della Firenze cinquecentesca, un monumento che si legge d'un fiato con la Cappella dei Salviati in San Marco. I Portinari lo cedettero ai Salviati nel 1546, e fu Jacopo (nipote di Lorenzo il Magnifico e cugino del duca Cosimo I) a trasformarlo nella reggia che è ancora. Nel Cinquecento conteneva sculture di Michelangelo, Donatello, Giambologna e dipinti di Raffaello, Pontormo, Bronzino e perfino Correggio: ma ancora oggi nasconde un importantissimo ciclo di affreschi di Alessandro Allori. Nel 1921 il Palazzo fu comprato dal Credito Toscano, antenato della banca Toscana che fu poi acquistata dal Monte dei Paschi. Nel 1924 il Credito fece stampare un delizioso libretto dedicato alla storia e all'arte della nuova, prestigiosissima sede, un libretto giustificato dal fatto che «a questo palazzo si riferiscono e si collegano tradizioni e memorie assai ragguardevoli nella vta pubblica di Firenze, delle diverse età storiche». Oggi, dopo quasi un secolo, la vicenda 'pubblica' di Palazzo Salviati sembra esaurirsi a favore di una radicale privatizzazione. Il primo e il secondo piano saranno frazionati in quarantadue (!) unità immobiliari, e saranno dunque invisibili al pubblico. Questo comporterà una serie di pesanti interventi anche sulle scale e sui saloni decorati: anche se (lo si spera fortissimamente) la soprintendenza architettonica vigilerà con la massima attenzione affinché nulla venga compromesso. Ma anche se non sarà torto un capello alle figure di Allori, la vicenda è tristissima. Nella città in cui insegno, Napoli, è purtroppo normale che i principali palazzi siano inaccessibili, lottizzati in appartamenti, divisi tra una pletora di proprietari che rende difficile la loro tutela, impossibile il loro studio. A Firenze, e in Toscana, questo non è successo (o è successo molto meno): la comunità ha avuto la forza e la cultura per conservare accessibili (magari attraverso le banche) questi luoghi identitari fondamentali. Ma ora siamo in piena involuzione culturale, oltreché in crisi economica. Il sito che pubblicizza la vendita degli appartamenti afferma che «Palazzo Portinari rappresenta il più raffinato lusso fiorentino, non solo architettonico, ma soprattutto artistico e culturale», e definisce il Palazzo «una location unica, incastonata nel cuore di uno dei centri storici più amati al mondo e al centro della vita e della quotidianità cittadina. Esperienza unica e impagabile». Il concetto aberrante e intimamente contraddittorio di «lusso culturale» soppianta dunque l'idea della «publica utilitas» cui non si venne meno nemmeno sotto il ferreo granducato di quel Cosimo che era cresciuto anche in Palazzo Salviati. Uno degli emblemi dipinti da Allori e dalla sua bottega sul soffito della sala d'Ercole a Palazzo Salviati rappresenta l'«ultimus ardor», l'estremo fuoco della pira dalla quale Ercole ascenderà al cielo. Oggi l'ultimo fuoco di Palazzo Salviati preluderà alle ceneri kitsch del «lusso culturale». I veri segni dei tempi vanno invece letti nel fregio della Batracomiomachia, dove si rappresentano le gesta del re-topo Rodipane e di suo figlio Rubabriciole. E ogni riferimento alla dirigenza che ha rovinato il Monte dei Paschi e gettato sul mercato il Palazzo è casuale. Ma calzantissimo.
FIRENZE - il condominio di Dante e Beatrice
Il Monte dei Paschi di Siena, una banca con un patrimonio artistico significativo, sta per vendere Palazzo Portinari Salviati a Firenze. La banca ha finanziato campagne di alfabetizzazione figurativa e ha sostenuto artisti come Pietro Lorenzetti e Sassetta. Tuttavia, la banca è stata coinvolta in una serie di operazioni finanziarie svantaggiose, tra cui la vendita di fondi finanziari, sportelli bancari e tenute agricole. Il Palazzo, che è stato la sede della Banca Toscana, è stato venduto all'immobiliare Sansedoni per 44 milioni di euro. La vendita del Palazzo comporterà la divisione in 42 unità immobiliari, rendendolo inaccessibile al pubblico.
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