Il governo vara all'unanimità la legge finanziaria 2003 che ora dovrà passare la prova del parlamento. I tagli alle spese sociali vengono scaricati sulle Regioni e gli enti locali. Le entrate si cercano in un concordato fiscale con ricadute «tombali» e in una confusa operazione di vendita del patrimonio pubblico. Introdotte le nuove aliquote Irpef. Gli italiani devono essere riconoscenti al governo Berlusconi. Per la prima volta viene introdotta una riduzione del carico fiscale anche per le fasce sociali più deboli, con la modifica delle aliquote Irpef. E - alla faccia del conflitto di interessi - le nuove norme sulle tasse per le imprese colpiranno anche le aziende del premier Silvio Berlusconi per decine di miliardi di vecchie lire. Con questi due argomenti «populisti», ieri Rocco Buttiglione, ministro delle politiche comunitarie, ha voluto contestare preventivamente gli argomenti dell'opposizione che accusa la Finanziaria di essere «populista» e demagogica: «Non siamo il governo dei ricchi, siamo il governo del popolo». Questa la linea scelta per presentare una Finanziaria fatta per i due terzi da «una tantum»: condono fiscale e cartolarizzazioni. Tremonti rivendica il carattere «strutturale» della manovra, ma aggiunge: «ve lo spiegherò meglio nei prossimi giorni». Per Silvio Berlusconi la politica del governo di centro destra si può definire correttamente come una «politica sociale di mercato». La manovra è confermata di 20 miliardi di euro, che sarà divisa in tre parti: 8 miliardi di euro di tagli (o minori spese, come dicono i ministri), 4 miliardi di cartolarizzazioni e altri artifizi del genere e 8 miliardi ricavati dal concordato fiscale di massa, ovvero dai condoni fiscali. Sia Berlusconi, che il ministro dell'economia Giulio Tremonti hanno anche negato ieri con molta nettezza, durante la conferenza stampa a palazzo Chigi, che questa finanziaria si possa definire una stangata. I tagli - per Tremonti - semplicemente non ci sono. C'è invece un rallentamento della dinamica di crescita della spesa rispetto al Pil che passa dal 38,1 al 37,6. «Una crescita imbrigliata della spesa pubblica». Ciò significa, dice sempre Tremonti, che non ci saranno tagli alle spese sociali, alle pensioni, alla sanità alla scuola, ma solo un buon governo dei ministeri e degli enti centrali e periferici. Ma le cose non stanno proprio così. Le sforbiciate sono dirette e indirette. C'è una stretta per l'acquisto dei beni e servizi dei ministeri (con un risparmio del 10). Vengono abolite le terme gratis a spese dello stato. Dal 2003 le cure termali gratuite saranno garantite solo agli invalidi di guerra o si servizio. Viene introdotta una carta dei servizi per tagliare le spese dei farmaci. E' stabilito il blocco del turn over per tutti i dipendenti pubblici, con l'avvio di provvedimenti di mobilità accelerata. Sarà colpita soprattutto la scuola. Per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici sono stati aggiunti 780 milioni di euro, mentre il governo si dice dispiaciuto di non poter dedicare molte più risorse alle forze armate e alla polizia (Berlusconi in particolare si è dispiaciuto di questo) e conferma la disponibilità di 638 milioni di euro. Sarà ridotto il personale delle agenzie e degli enti pubblici non economici. Ci sarà comunque una vera scure sulla sanità dato che è prevista prima di tutto una razionalizzazione dei posti letto e dei servizi a livello centrale. Ma anche una tendenziale riduzione del servizio sanitario pubblico a favore del privato. Furbescamente le scelte saranno affidate alle regioni. Ed è questa forse è una delle chiavi importanti per capire la finanziaria «inedita» del 2003. Una finanziaria così - ha dichiarato ieri Berlusconi - non si era mai vista. Si è scelta la strada indiretta del ridimensionamento del welfare. Invece di intervenire sulle pensioni (su queste, dice il premier, la vera riforma strutturale arriverà dall'Europa, con l'innalzamento dell'età pensionabile) e sanità a livello centrale, i tagli si demandano piuttosto agli enti locali che in questo momento (non essendo stata varata la legge fiscale federalista) non possono neppure equilibrare i tagli con l'aumento delle tasse locali. Molti amministratori locali lo hanno ben capito. «Se si tolgono soldi alle regioni e agli enti locali - ha detto per esempio Vasco Errani - i cittadini saranno sempre più poveri». «Con una mano si dà e con l'altra si toglie», ha ironizzato l'ex ministro Enrico Letta, responsabile economico della Margherita. Con una mano si aiutano i lavoratori riducendo (di poco le tasse) con l'altra si aumenteranno i costi di tutti i servizi pubblici locali. «Da anni - ha detto ieri Letta - non si assisteva a un tentativo così smaccato di truccare le carte». Della riduzione delle aliquote Irpef parliamo in questa stessa pagina. Quanto alle addizionali locali alle imposte sul reddito, è confermato che sono congelate al livello attuale, in attesa della riforma complessiva e della legge fiscale federalista su cui Bossi punta da tempo. Ma il grosso della manovra sembra essere proprio il concordato fiscale che introduce anche una novità: il concordato preventivo, imprese e autonomi con ricavi non superiori a 5 milioni di euro si potranno accordare con il fisco su una cifra da pagare e poi per tre anni stare tranquilli e non pensarci più. C'è poi il concordato per gli anni pregressi e la chiusura tombale delle liti fiscali. I titolari di reddito di impresa e di lavoro autonomo nonché gli imprenditori agricoli protranno utilizzare il concordato per gli anni pregressi come una riedizione del concordato del 1994. La «definizione automatica» degli importi proposti dall'agenzia delle Entrate verrà poi «perfezionata con il pagamento degli importi dovuti entro il 30 giugno 2003. Viene inoltre confermata la riduzione del 50 delle maggiori imposte complessivamente dovute per la parte eccedente gli importi di 5000 euro per le persone fisiche o di 10 mila euro per gli altri soggetti. Sono previste norme che permettono alle aziende una volta sanato il pregresso di bruciare i libri contabili. Un condono da inceneritore più che tombale e insieme un grande sconto interno a un grande condono, che però - paradossalmente - non è detto che porti tutti i soldi che il ministro Tremonti spera di recuperare. E comunque anche il condono non è sufficiente per bloccare le dinamiche della crescita del deficit. Nei giorni scorsi era trapelata la notizia di un possibile condono edilizio che potrebbe portare grandi entrate. Ma ieri lo stesso ministro Tremonti ha smentito che ci sarà anche un condono edilizio (ma poi ha detto che ci si sta lavorando), mentre ieri non si è parlato per nulla di uno degli scandali prossimi venturi: la vendita del patrimonio pubblico attraverso l'invenzione della vendita del diritto di superficie e di uso. Saranno centrali a questo proposito le neonate Infrastrutture Spa e Patrimonio Spa. Siccome la legge vieta di vendere la proprietà pubblica soprattutto di alcuni beni storici e naturali (le coste marine per esempio), allora si è escogitata la tecnica della vendita del diritto non di proprietà o di possesso, ma del diritto d'uso e di superficie. Per quanto riguarda il demanio e le coste in particolare pare ci sia già pronto un pool di banche inglesi e forse anche statunitensi pronte a gettarsi nell'affare. I nostri mari invece della bandiera di Legambiente che fa il monitoraggio delle acque avranno la bandiera inglese o a stelle e strisce. Ma ieri di queste cose non si è parlato, come non si è parlato neppure di un'altra cosa fondamentale, ovvero i poteri reali del decreto blocco spesa del ministro Tremonti. Potrà intervenire ex post anche sulla finanziaria? La finanziaria 2003, che è stata approvata all'unamimità dal consiglio dei ministri, ha trovato un compromesso sul fondo per il sud affidandolo a Berlusconi che assume così un altro interim come capo del Cipe. Infine è stato prorogato lo scudo fiscale per il rientro dei capitali. Tremonti dovrà spiegare perché non ha funzionato e comunque come ha funzionato finora: quali capitali, da dove, e soprattutto i capitali rientrati sono poi rimasti in Italia?
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