Il giudice dice no alla Procura che chiedeva di archiviare l'inchiesta contro ignoti, per l'ipotesi di «danneggiamento aggravato», sul cantiere del parcheggio sotterraneo in piazza Sant'Ambrogio. E ordina al pm, dandogli 150 giorni di tempo, di scandagliare dal 2001 «presunte vicinanze delle autorità dotate di poteri decisionali con le imprese»; «chiarire chi, e soprattutto per la soddisfazione di quale interesse pubblico, abbia negoziato le penali che l'attuale amministrazione comunale definisce eccessivamente gravose per il Comune di Milano»; interrogare come testi il sindaco Giuliano Pisapia e l'assessore uscente ai Lavori Pubblici Lucia Castellano ai fini di una rivalutazione «dell'attuale interesse pubblico a realizzare l'opera, specie» in rapporto «al dato oggettivo di una forte limitazione al traffico nel centro storico statisticamente documentabile in conseguenza dell'introduzione di Area 4 ; e realizzare un elaborato tridimensionale di come diverrebbe la piazza. È l'ultima puntata di un serial che si trascina da quando nel 2000 l'allora giunta Albertini disegnò il piano parcheggi comprendente i 580 box sotterranei autorizzati dalla giunta Moratti nel 2010. Un'indagine sulle Soprintendenze è stata archiviata, come pure un'inchiesta sulle responsabilità personali dell'ex sindaco Moratti, e poi si sono succeduti una valutazione urbanistica prodotta da un comitato di saggi, plurime varianti tecniche, e ritrovamenti archeologici di tombe e ossa di martiri cristiani del IV-V sec. Ieri il gip Andrea Salemme, chiamato a decidere se archiviare l'esposto formulato da «Cittadini per la tutela di Sant'Ambrogio» e «Ciclobby», sulla scorta della letteratura patristica illustrata dall'avvocato degli esponenti Massimo Donini, vuole che il pm Paola Pirotta incarichi tre storici della paleocristianità per «un supplemento di disamina sulla consistenza del valore storico-artistico della Basilica di Sant'Ambrogio, unitamente oppure non unitamente alla piazza antistante e ai reperti sottostanti il suolo»: e ciò perché la Basilica nel suo complesso è un «bene che appartiene non solo alla città di Milano, ma alla storia del cristianesimo come forma di manifestazione culturale rilevante per l'intera umanità». Chiarire questo punto, e risentire i «tecnici qualificati Gino Famiglietti e Carla Di Francesco», ad avviso del giudice Salemme è il primo passo per poter poi valutare se il Comune dell'era Albertini-Moratti l'abbia correttamente pesato rispetto alla possibile «sua aggredibilità o comprimibilità o deducibilità in bilanciamento». La giunta Pisapia si dichiara contraria al progetto, ma ha rinunciato a bloccare i lavori perché la revoca della concessione, secondo i calcoli dell'assessore ai Lavori pubblici, costerebbe 10 milioni di euro pubblici per pagare le penali pattuite all'epoca con le imprese. Ma ora il gip Salemme chiede al pm Pirotta di indagare sulle «presunte vicinanze delle autorità dotate di poteri decisionali con le imprese», e su «chi negoziò» quelle «gravose penali» in nome «di quale interesse pubblico». Il giudice vuole inoltre che il sindaco Pisapia e l'assessore ai Lavori pubblici siano ascoltati sul tema dell'attualità o meno della ragione per costruire lì il parcheggio ora che Area C vi fa arrivare molte meno auto.