La polemica sulla statua in punta Dogana non ha ragione di essere: ha sempre beneficiato di deroghe concesse dalla Soprintendenza, l'ultima delle quali ancora in vigore. E la sua rimozione è prevista il 18 marzo, quando avvieremo i lavori per la ricollocazione del lampione in ghisa, che richiederanno tre settimane. Non quello rimosso nel 2007 e irrintracciabile nei nostri magazzini, ma una copia del precedente, dal momento che siamo riusciti a trovare nella fonderia di Mantova il suo calco in gesso». Marco Agostini, direttore generale del Comune, stronca sul nascere la polemica aperta ieri da Franco Miracco, consigliere del ministero dei Beni culturali, sul "Ragazzo con la rana" che dal 2009 fa mostra di sè in punta Dogana, all'esterno della Fondazione Pinault. Una collocazione, quella dell'opera di Charles Ray, che sin dal giorno dopo aveva diviso i veneziani in favorevoli e contrari, sollevando commenti al vetriolo e qualche ironia. Come quella di Venessia.com, che in una sua piantina della città aveva ribattezzato la località Cape Frog. «Alle dichiarazioni di Miracco siamo stati indecisi se tacere o replicare. E alla fine abbiamo preferito la seconda soluzione, non volendo passare per deficienti. Anche se la rimozione della statua e la ricollocazione del lampione, annunciati un anno fa, come le deroghe della Soprintendenza, non erano mai stati messi in discussione o in dubbio da chicchessia - precisa Agostini - Da quanto mi è stato riferito, conclusa il 17 marzo la mostra ancora in corso presso la Fondazione Pinault, il Ragazzo con la rana sarà uno dei pezzi di un'esposizione programmata fuori Venezia. E poi riproposto in altre sedi, non so se in città o altrove. Quanto al lampione, sarà una replica di quello collocato in punta Dogana nella seconda metà dell'Ottocento: più alto del successivo, come abbiamo potuto constatare da una foto dell'archivio di Graziano Arici, risalente agli anni Sessanta del secolo scorso. Unica differenza, l'apparato elettromeccanico, più sofisticato di quello originario. E il costo complessivo dell'operazione non peserà sul Comune, perché la spesa sarà totalmente coperta dall'Ati concessionaria dell'illuminazione pubblica cittadina (costituita da Covedi, Gemmo e Illumination de France, ndr) e da Palazzo Grassi. Con cui i rapporti sono sempre stati buoni. E di cui siamo azionisti minoritari, attraverso il Casinò».