Verona in coda tra le province nel riparto dei fondi. La conferma arriva dai vertici dell'Accademia di scienze, lettere e agricoltura e della Cignaroli. Sciarretta: «In tre anni siamo passati da ventimila euro a settemila» Pachera: «Considerati periferia, Venezia dovrà accorgersi di noi» Non ho alcuna idea dei criteri con cui vengono ripartiti i fondi in Veneto. Verona periferia della regione per quanto riguarda l'assegnazione dei fondi destinati a enti culturali e a eventi. Lo aveva denunciato l'assessore provinciale alla cultura e all'identità veneta Marco Ambrosini, mostrando, conti alla mano, come Verona risulti tra le ultime in classifica delle province venete nel riparto dei fondi per cultura e spettacoli. Un'analisi condivisa anche dai consiglieri regionali veronesi che fanno parte della sesta commissione, quella che si occupa di cultura, alcuni dei quali si sono più trovati nella condizione di votare contro le decisioni della stessa commissione al momento di approvare il riparto dei fondi. L'impressione emersa è che in Regione non si conosca del tutto il patrimonio culturale, in termini di istituzioni e di avvenimenti, della provincia scaligera nota soprattutto per l'Arena. Ne chiediamo conferma ai presidenti di due storiche accademie veronesi, il dottor Galeazzo Sciarretta, da sei anni ai vertici dell'Accademia di Scienze, Lettere e Agricoltura, con sede a Palazzo Erbisti in via Leoncino, e il dottor Stefano Pachera, da cinque anni presidente dell'Accademia Cignaroli che ha sede in via Montanari. L'Accademia di Scienze, Lettere e Agricoltura nacque nel 1768 e divenne in pochi anni la massima istituzione culturale della città. Da allora ha continuato senza interruzioni la sua attività culturale con una straordinaria produzione di testi e di incontri scientifici e letterari. Mancano dei ponti tra l'istituzione e il governo regionale. «I contributi però sono costantemente in calo», dice il presidente Galeazzo Sciarretta, ricordando che ormai i fondi che arrivano servono soprattutto per l'opera di catalogazione. «Negli ultimi tre anni siamo passati da ventimila euro l'anno a poco più di settemila. So bene che sono tempi difficili per tutti e che il calo non riguarda certo solo il nostro ente. E non ho idea con quali criteri vengano ripartiti i fondi in Veneto. So che la nostra Accademia dà un contributo costante alla divulgazione scientifica, all'attività storica, con la raccolta di documenti su Verona e il suo territorio e con la promozione culturale con incontri dedicati a temi diversi i cui esiti vengono raccolti, come altre iniziative, nella serie Atti e Memorie. Basti pensare che solo per quello che riguardala bibliografia veronese siamo arrivati al nono volume. Per qualsiasi ricercatore che sia interessato aeventi accaduti a Verona, noi restiamo un punto di riferimento fondamentale». Inoltre l'Accademia di via Leonino assegna ogni anno, e lo fa anche nel 2013, delle borse di studio in campo agroalimentare. E venerdì primo febbraio, alle 11, è prevista la visita del presidente del Consiglio regionale del Veneto, Clodovaldo Ruffato, all'Accademia di Scienze, Lettere e Agricoltura. «Gli illustreremo la nostra attività», anticipa il presidente Sciarretta, «tra cui un ciclo di conferenze specialistiche». L'Accademia Cignaroli fu fondata il 18 dicembre del 1764 ed è dedicata a Gian Bettino Cignaroli, pittore veronese. Dal 1869 per volontà del conte Paolo Brenzoni, fu istituita la Libera Scuola Brenzoni di Pittura e Scultura che tuttora affianca l'Accademia. È una delle cinque accademie storiche legalmente riconosciute finanziate dagli enti locali, insieme a quelle di Bergamo, Genova, Perugia e Ravenna. Come le altre istituzioni appartenenti al sistema dell' Alta formazione artistica e musicale del Ministero dell'Università e della Ricerca, l'Accademia Cignaroli rilascia diplomi di primo livello al termine di un percorso di studi triennale e diplomi di secondo livello al termine del biennio specialistico. «Dalla Regione Veneto, tuttavia, non è mai arrivato un soldo», dice il presidente Stefano Pachera. Che precisa: «Non certo per cattiva volontà ma perchè, come ente prevalentemente formativo, non abbiamo saputo produrre proposte che potessero rientrare in un bando per accedere a dei fondi. Il problema vero è che mancano degli agganci, dei ponti, tra l'istituzione e il Governo regionale. In passato abbiamo provato ad andare a Venezia a proporre delle iniziative nostre. E siamo anche stati ascoltati con interesse. Ma poi non siamo riusciti a fare in modo di entrare nei bandi per l'assegnazione di fondi. L'impressione, alla fine, è che la nostra realtà a Venezia non sia molto conosciuta, anche se siamo un ente carico di storia. La sensazione è di essere considerati un po' la "periferia" della regione. Ma per il 2013 ci stiamo attrezzando. E forse Venezia dovrà accorgersi che esistiamo».