REGGIO CALABRIA L'esondazione del fiume Crati ha allagato il sito archeologico. L'acqua è stata rimossa da volontari e vigili del fuoco, mentre la Regione è latitante i I sonno della Regione genera mostri, specie di fronte ad un disastro culturale che, se si fosse verificato a Pompei o a Venezia, sarebbe finito in prima pagina sul New York Times. E quanto successo per le vestigia di una civiltà millenaria, Sybaris l'odierna Sibari in provincia di Cosenza, che da 10 giorni sta affogando sotto 80 milioni di metri cubi di acqua e fango. Dal 21 gennaio, dopo una giornata di pioggia oltre la media stagionale, tutta la piana di Sibari è stata sommersa dalle acque del fiume Crati che ha rotto degli argini artificiali. E i danni maggiori dell'inondazione sono proprio quelli riportati dall'insediamento archeologico: dalla Porta Nord degli scavi della antica città capofila della Magna Grecia, infatti, sono entrate nell'area degli scavi 800 tonnellate di acqua di risulta e fango che hanno coperto i lavori che da 20 anni gli archeologi con pazienza stavano portando avanti. Un lavoro ben lontano dalla conclusione conettari e ettari ancora da scavare ed analizzare. «Ma bisogna fare in fretta, altrimenti il fango cementifica e si tornerà indietro di decenni: bisognerà scavare di nuovo come quando si trovarono i primi reperti», ha lanciato l'allarme Franco Laratta, deputato Pd eletto in questo collegio, che ha visitato i luoghi nell'imminenza del disastro con l'ex sottosegretario all'Interno Marco Minniti. I due torneranno per un sopralluogo anche oggi, a dieci giorni dalla sciagura, ma intanto il loro primo intervento è stato determinante a scuotere dal torpore assoluto i vertici della Regione: l'assessore alla Cultura Mario Caligiuri, infatti, a Sibari-venne di fretta e di fretta spari, adducendo di non avere «fondi disponibili per gli interventi necessari». «Se Bondi si è dimesso perché a Pompei crollava un muro, con Sibari che affoga nel fango, è il caso che l'assessore regionale Caligiuri si dimetta» ha tuonato in un suo editoriale il direttore del Quotidiano di Calabria Matteo Cosenza. In attesa di un colpo dalla Regione, però, l'interessamento di Laratta e Minniti è riuscito ad attivare attivato un altro tecnocrate, calabrese illustre, il catanzarese Catricalà che come sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, si è attivato per dirottare sul luogo della sciagura artistica tutti i vigili del fuoco del circondario per intervenire con i loro mezzi. Il più lo hanno fatto poi le idrovore del Consorzio di Bonifica della piana di Sibari, senza le quali non sarebbero stati rimossi le decine di milioni di metri cubi di acqua e fango che avevano sommerso gli scavi dell'antica capitale della Magna Grecia. «Di Scopelliti, del governatore tutto uomo d'azione futurista e fascista, nemmeno l'ombra in questi giorni, nemmeno un comunicato di cordoglio. Una assenza sconsolante», commenta Franco Laratta. «Colpisce l'assenza clamorosa della Regione - prosegue Minniti - colpisce sia perla mancata risposta all'emergenza che per la mancanza di una prospettiva, che con la precedente giunta Loiero aveva visto la possibilità che arrivassero finanziamenti europei, usando i fondi dei PoR, dei progetti europei di sviluppo, per portare alla luce qual che ancora manca negli scavi. Partito Loiero, tutto quanto è stato messo negli scaffali, cancellato. Ora c'è una novità: prosciugata l'acqua, bisogna togliere il fango prima che secchi. L già la seconda grande emergenza. Questo è un lavoro che possono svolgere i pompieri, grazie all'intervento della presidenza del Consiglio. I vigili del fuoco e gli operai del Consorzio di bonifica locale vanno lodati perché si sono presentati volontari a dare una mano; questo per rispondere ai detrattori del Sud che si vuole apatico e incapace di reagire, ora la palla passerà al ministero per la coesione territoriale. Nella "mozione Calabria" voluta e firmata da Bersani - ricorda Minniti, animatore di quella iniziativa del direttivo nazionale del Pd - si faceva specifico riferimento al patrimonio archeologico sterminato di questa Regione, che andrà sfruttato al meglio». Una particolare attenzione alla vicenda è stato riservato anche da Rosy Bindi, candidata al Senato in Calabria, che si è detta preoccupata per questo tesoro calabrese che al momento vive sotto la minaccia gravissima. Uno scempio artistico che si va ad aggiungere a quello dei Bronzi di Aiace, che giacciono supini da quasi 3 anni, ospiti del Consiglio regionale sullo Stretto (costo per i calabresi, sulle spalle della loro assemblea legislativa: due milioni annui) in attesa della riapertura di palazzo Piacentini, il museo nazionale della Magna Grecia che doveva essere pronto per il 150ntenario dell'Unità d'Italia e che attende la riapertura dal marzo 2011. «ma Scopelliti fa come con Sibari: annuncia ogni giorno che il problema verrà risolto e poi non se ne sa nulla»,taglia corto Demetrio Naccari Carlizzi, ex sindaco di Reggio Calabria, già assessore regionale nella giunta Loiero.
SIBARI (COSENZA) - Il fango di Sibari e il silenzio di Scopelliti
L'esondazione del fiume Crati ha sommerso il sito archeologico di Sybaris, in provincia di Cosenza, con 80 milioni di metri cubi di acqua e fango. L'acqua è stata rimossa con l'aiuto di volontari e vigili del fuoco, mentre la Regione Calabria è rimasta inattiva. L'assessore alla Cultura Mario Caligiuri ha affermato di non avere fondi disponibili per gli interventi necessari. Franco Laratta e Marco Minniti hanno lanciato l'allarme e hanno attivato l'intervento di Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri.
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