Beata la Capitale che non ha bisogno di sponsor! Perché vorrebbe dire che tutto funziona bene e che se, tanto per fare un esempio, un monumento dovesse avere bisogno di uno stanziamento di qualche milione per un restauro o una manutenzione ordinaria, lo Stato o l'amministrazione comunale sarebbero in grado di intervenire con tempestività, finanziando con gli euro necessari i lavori. Beata quella Capitale. Invece, nella nostra città, dove nulla o quasi funziona bene (o funziona, tout court), e che più che beata dovrebbe essere fatta subito santa per la propria vocazione al martirio, due fra i monumenti più importanti e più conosciuti, due simboli straordinari di Roma nel mondo, hanno bisogno di uno sponsor privato per non cedere alle offese del tempo, per non implodere nel degrado: il Colosseo e la Fontana di Trevi. Per il primo è intervenuto il gruppo Della Valle con 25 milioni di euro, ma i lavori di restauro, fra ricorsi al Tar (che proprio oggi dovrebbe depositare la sentenza) e appelli al Consiglio di Stato non sono ancora partiti. Nel frattempo questo monumento continua ad essere saccheggiato come lo era nel Medioevo. Con la differenza che, mentre allora veniva depredato dei marmi per abbellire le chiese e le residenze dei baroni, ora viene privato dell'incasso dei milioni di turisti che lo visitano ogni anno per finanziare i beni culturali meno appetiti. E sempre nel frattempo, mentre ogni tanto cadono frammenti le cui traiettorie sono sempre più imprevedibili, ci si balocca in dotte polemiche sulla necessità di una rete di protezione, si smentiscono perizie, si creano commissioni, ci si perde nelle polemiche. Tanto, il Colosseo ha sopportato ben altri strazi. Come, d'altronde, ne ha sopportati la Fontana di Trevi che, oltre a subire per anni la razzia giornaliera dei ladri di monetine, risente in modo particolare dell'invasione quotidiana dei turisti: qualche crepa si apre, qualche stucco cede, per riportarla al suo splendore originario servono più di due milioni. Interviene la maison Fendi, e il restauro può partire. Diciamo la verità, gli sponsor per Roma non sono una novità. È nel suo destino di città-vetrina, di esposizione ininterrotta che la Capitale ha trovato una delle sue ragioni storiche. Edificare monumenti in gloria dell'imperatore, o templi in gloria della Chiesa, non è forse una raffinata forma di autocelebrazione - e quindi di auto-sponsorizzazione? Ma Roma, che è cresciuta fra Impero e Chiesa, ora si trova governata, più modestamente, dall'assemblea capitolina; passati i trionfi, si cade nelle buche stradali. Il compito dell'amministrazione era quello di conservare. Non c'è riuscita. Ora è il tempo degli appelli, che assomigliano tanto alle terapie per i moribondi. Grazie agli sponsor quindi, forse ce ne vorrebbero anche di più, vista la quantità enciclopedica di monumenti degradati, in una città che non è in grado di badare a se stessa, di salvare se stessa, di conservare la sua memoria e, quindi, il suo futuro.