Ci vogliono diecimila euro per cancellare la storia. Tanto costa strappare il passato a un libro, annullare la sua provenienza, il suo radicamento con la Biblioteca dove per secoli è stato custodito. Basta affidarsi alle mani giuste, esperte, di chi fa dell'abrasione il proprio stile di vita: a lui, al tecnico di questa storia, basta un'occhiata e poco importa se tra le mani ha una miniatura, un classico, un'edizione originale, una copia ben fatta. A lui, al cancellatore, basta un attimo di sapiente cesellatura per rimuovere il timbro Girolamini e per rimettere sul mercato opere inestimabili. Lui si chiama Giuseppe Solini, nasce a Bologna nel 1956 e in questa storia rischia di avere peso specifico, alla luce delle indagini condotte dai pm Michele Fini, Antonella Serio, Ilaria Sasso del Venne, sotto il coordinamento dell'aggiunto Gianni Melillo. Viene definito come un raffinato artigiano della falsificazione libraria e, una volta dinanzi ai pm, ha raccontato la sua storia, partendo da una massima che si addice a tutti i soggetti finora coinvolti: quando devi cancellare la provenienza di un libro, mai chiedere troppe informazioni. all'insegna del meglio non sapere. Ma andiamo con ordine, partire da un dato numerico: sono quattromila i testi recuperati finora, mentre una casa d'aste di Monaco ha restituito un milione di euro alle autorità italiane, una cifra che basta a rimarcare quanti soldi girano attorno a quelle casse di volumi spostati da via Duomo a Verona, base operativa del gruppo De Caro, prima di finire in giro per il mondo. Pergamene sotto la pioggia. È uno dei punti della superperizia commissionata dalla Procura a professionisti del ramo, che si chiude con un'immagine laconica del saccheggio operato nella biblioteca dei Girolamini: Vico non abita più qui. Poi c'è una foto di una giornata di pioggia, quando l'acqua raggiunge il pavimento e inzuppa - in modo indelebile - pergamene del Cinquecento e del Seicento. Galan: De Caro «segnalato» da Dell'Utri. Una storia che ha interessato per mesi i palazzi del potere, a partire dal Ministero per i beni culturali dove De Caro era di casa, prima e durante la sua direzione napoletana. Tanto, che agli atti finisce anche la testimonianza dell'ex ministro Giancarlo Galan. Si è detto amareggiato di aver nominato De Caro direttore della Biblioteca dei Girolamini e precisa che il suo nome gli venne segnalato dal senatore Pdl Marcello Dell'Utri. Responsabilità morale Interrogato in qualità di persona informata dei fatti il 4 luglio scorso, Galan ha affermato: «Il clamore della vicenda è per me ragione di amarezza personale profonda. Avverto tutta la responsabilità morale di aver eletto De Caro ad incarico così delicato». Galan ha detto di ritenere «insultante» l'accostamento del suo nome all'inchiesta. «Non ho mai nutrito il benché minimo sospetto su De Caro fino a quando non ne sono state denunciate pubblicamente le gesta napoletane. Non ho esitazione a ricordare che la nomina di De Caro - ha poi sottolineato - mi fu sollecitata dal senatore Dell'Utri, non appena nominato ministro». Ieri pomeriggio, invece, Galan ritorna sulla questione De Caro con una precisazione: «Io non ho nominato Massimo Marino De Caro Direttore della biblioteca dei Girolamini di Napoli, non era prerogativa del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, bensì frutto di un atto autonomo, nel caso specifico di Padre Marsano. Questa nomina non fu ratificata dal Ministro, che non deve neppure esserne informato. La nomina fu comunicata al direttore Fallace. Galan precisa poi di aver nominato De Caro «in qualità di consigliere del Ministro, figura esterna di consulenza della quale un Ministro può avvalersi nel corso del mandato e che niente ha a che vedere con nomine ulteriori» Sgomento e raccapriccio. Ma agli atti c'è anche un'altra testimonianza di peso quella di Filippo Rotunda, un antiquario che prese parte all'asta delle beffe, quella di Monaco in cui vennero portate intere sezioni della Biblioteca dei Girolamini. Viene ascoltato dai pm e non lesina commenti sui suoi stati d'animo: «In quell'asta c'era un'intera sezione di una biblioteca smembrata. Non appena ricevuto il catalogo - ha dichiarato ai pm - compresi che quel lotto si riferiva ad una collezione italiana, ma davvero le indicazioni offerte al pubblico erano scarne. Non appena ammesso al viewing fui preso da raccapriccio, essendo evidente che si trattava non di una collezione ma di un'intera sezione di una biblioteca smembrata. Il raccapriccio - ha aggiunto - era acuito dalle numerose cancellature, grossolanamente eseguite, su molti di quei volumi. La mia sgomenta impressione era condivisa da tutti gli altri antiquari più noti nel mondo presenti al viewing. Vi era anche Maurizio Bifolco (uno dei destinatari delle ordinanze emesse ieri, ndr) il quale, scanzonato come il suo solito, persino rideva dinanzi a quello scempio». Sempre a verbale, Il ruolo di Marsano Per settimane lo ha difeso, sudi lui ha mantenuto il profilo basso. Poi, quando ha deciso di sostenere una collaborazione «leale», non ha avuto esitazioni ad indicare il livello di consapevolezza dell'ex conservatore padre Sandro Marsano. Difeso dai penalisti Manlio Pennino e Bruno Von Arx, Marsano ha sempre respinto le accuse, in una sorta di confronto a distanza con il suo ex direttore. Ma cosa dice De Caro? «Quando Marsano si mostrò preoccupato per il mio sacrificio economico profuso per il restauro della Biblioteca, gli dissi di non preoccuparsi, perché tutto il denaro che lui vedeva uscire dalle mie tasche e che ormai avevo preso a consegnargli a più riprese proveniva dagli anticipi dell'asta in Germania, dove avevo fatto confluire volumi della Biblioteca dei Girolamini, che gli indicai come doppioni non registrati. Marsano si limitò a dirmi che era bene che nessun altro fosse a conoscenza di ciò».